Il prete delle coop fustiga tutti ma salva gli amici che lo finanziano

Questa volta don Ciotti, di fronte a scandali e corruzione, non ha lanciato scomuniche come nel suo stile. Nessuna sorpresa: sono le cooperative rosse che danno soldi alla sua associazione

Cacciate i ladri: è un vasto programma quello che don Luigi Ciotti, il sacerdote dell'antimafia, ha assegnato alla Lega delle cooperative. Era lo scorso dicembre, i giorni dello scandalo romano di «Mafia capitale». Degli arresti tra i «buoni». Dei cooperatori che sfruttano i disperati. Dei volontari (o pseudo tali) che intascano soldi da Stato e Regioni pontificando che invece li avevano usati per accogliere gli extracomunitari. Dei portaborse Pd che facevano da intermediari tra enti pubblici e malaffare. Del ministro Poletti fotografato a tavola con i capi di Legacoop poi indagati. Dell'ipocrisia di una certa parte della sinistra pronta a denunciare le pagliuzze negli occhi altrui senza accorgersi delle proprie travi.

Ma don Ciotti, il custode della legalità, il campione della lotta contro le mafie, il prete che marcia in testa a qualsiasi corteo anti-corruzione e pro-Costituzione, ha trattato con i guanti le coop rosse. «Bisogna sempre vigilare – ha detto - non c'è realtà che si possa dire esente». E ancora: «Non possiamo spaventarci di alcune fragilità. Ve lo dico con stima, gratitudine e affetto: dobbiamo imparare sempre di più a fare scelte scomode». E poi: «Siate sereni, cacciate le cose che non vanno. Le notizie sulle tangenti non possono lasciarci tranquilli – ha proseguito –. Molti con la bocca hanno scelto la legalità ma dobbiamo evitare che ci rubino le parole. Non si sconfiggono le mafie se non si combatte la corruzione».

Un appello generico, parole di circostanza davanti a un sistema smascherato dalla magistratura. Nulla a confronto delle scomuniche lanciate contro i mafiosi, i sì-Tav, i «nemici della Costituzione», i «guerrafondai», e naturalmente Silvio Berlusconi. D'altra parte, difficile per lui usare un tono diverso. Perché il prete veneto cresciuto a Torino è anche il cappellano di Legacoop. Il rapporto è organico. Le coop rosse (con la Torino-bene, la grande finanza laica e le istituzioni pubbliche) sono tra i maggiori finanziatori del Gruppo Abele e di Libera. L'associazione antimafia ha tre partner ufficiali: le coop della grande distribuzione, il gruppo Unipol e la loro fondazione, Unipolis. Nei bilanci annuali c'è una voce fissa: un contributo di 70mila euro da Unipolis.

Legacoop collabora con il progetto «Libera terra», che si occupa di mettere a reddito i terreni confiscati ai mafiosi. «Un incubatore per la legalità», lo definiscono i cooperatori rossi che grazie a questa partnership aprono sempre nuove coop al Centro-Sud che sfornano prodotti «solidali». Don Ciotti si scomoda perfino per le aperture di qualche punto vendita, com'è successo quando le coop inaugurarono la loro libreria davanti all'Università Statale di Milano.

L'agenda del prete è fittissima. Firma appelli, presenta libri di Laura Boldrini, promuove manifestazioni, guida cortei, interviene a tavole rotonde (a patto che non odorino di centrodestra), appare in tv, commemora le vittime della mafia, incontra studenti, ritira premi: l'ultimo è il Leone del Veneto 2015, ma nel 2010 fu insignito, tra gli altri, del premio Artusi «per l'originale contributo dato alla riflessione sui rapporti fra uomo e cibo». E poi inaugura mostre fotografiche e fa addirittura da padrino a rassegne di pattinaggio (è successo a Modena lo scorso 7 febbraio per il 19° trofeo intitolato a Mariele Ventre).

In questo turbine di impegni, don Luigi non ha trovato il tempo di condannare apertamente le infiltrazioni della malavita organizzata nella galassia della cooperazione rossa. E non esistono soltanto «Mafia capitale» a Roma o le mazzette per il gas a Ischia; ci sono le indagini per la Tav, i lavori al porto di Molfetta, gli appalti di Manutencoop, le aziende legate al «Sistema Sesto» che coinvolgeva Filippo Penati, i cantieri Unieco in Emilia Romagna dove lavoravano famiglie della 'ndrangheta.

Nei bilanci delle associazioni di don Ciotti i finanziamenti di Unipolis sono tra i pochi di cui è chiara la provenienza. Libera e Gruppo Abele rappresentano realtà consolidate. L'organizzazione antimafia ha chiuso il 2013 con entrate per 4 milioni 770mila euro raccolti in gran parte da enti pubblici: mezzo milione per la gestione dei beni confiscati, altrettanti per progetti e convenzioni internazionali, ulteriori 766mila per attività di formazione; 645mila euro arrivano grazie all'8 per mille, 200mila dalle tessere, 700mila dai campi estivi e 900mila da campagne di raccolta fondi.

Maggiori problemi ha il Gruppo Abele, che ha chiuso il 2013 (ultimo bilancio disponibile) con una perdita di 273mila euro, e il 2012 era andato pure peggio: un buco di quasi due milioni su uno stato patrimoniale di circa 10. La situazione finanziaria è disastrosa, con debiti verso le banche per 5 milioni e altri 800mila verso fornitori garantiti da un cospicuo patrimonio immobiliare valutato in circa 6 milioni 300mila euro: la sede di Corso Trapani è un ex immobile industriale donato a don Ciotti dall'avvocato Agnelli.

Affrontare il disagio sociale costa e molte attività assistenziali non possono essere soggette a «spending review». Indebitarsi è oneroso: 261mila euro (quasi tutta la perdita di esercizio) se ne vanno in anticipi e interessi su prestiti principalmente verso Banca Etica, Unicredit e Unipol banca.

I ricavi non seguono l'andamento dei costi. Le rette delle persone ospitate in comunità e i proventi per corsi di formazione o vendita di libri e riviste fruttano 2.838.000 euro. Più consistenti sono le entrate da contributi: quasi 3.700.000 euro. Oltre tre milioni piovono da Commissione europea, ministeri, regioni ed enti locali, fondazioni imprecisate; altri generici «terzi» hanno donato 731mila euro mentre istituti bancari senza nome hanno erogato quasi 350mila euro.

Don Ciotti è un campione nel fare incetta di finanziamenti pubblici. Ma non bastano. Ecco perché deve girare l'Italia e sollecitare la grande finanza progressista a essere generosa con i professionisti dell'antimafia e dell'antidroga. È uno dei preti di frontiera più famosi, con don Virginio Colmegna e don Gino Rigoldi. Dai convegni coop alle telecamere Mediaset (è andato da Maria De Filippi, ma nessuno si è indignato come per Renzi e adesso Saviano), dagli appelli per la Costituzione (con Rodotà, Zagrebelsky, Ingroia, Landini) perché «l'Italia è prigioniera del berlusconismo» fino alle manifestazioni no-Tav, don Ciotti è in perenne movimento.

Non lo frenano gli incidenti di percorso: il settimanale Vita ha segnalato («legalità parolaia») che Libera e Gruppo Abele figurano tra i firmatari di un accordo con i gestori del business delle sale gioco mentre il loro leader si è sempre scagliato contro l'azzardo. Dopo che Papa Francesco l'anno scorso l'ha abbracciato e tenuto per mano alla commemorazione delle vittime di mafia, don Ciotti vive anche una sorta di rivincita verso la Chiesa «ufficiale» che a lungo l'aveva tenuto ai margini. Lo scorso Natale ha promosso un appello per «fermare gli attacchi a Papa Francesco»: è l'ultimo manifesto, per ora, proposto da don Ciotti. Ma non passerà troppo tempo per il prossimo.

Commenti
Ritratto di Manieri

Manieri

Lun, 13/04/2015 - 08:53

La corruzione "puzza" e il più grande fetore emana da quei conventi, sacrestie, curie, cattedrali, da quelle segrete stanze vaticane dove si dialoga con i nemici di Cristo per ingraziarsi i favori del popolo.

steacanessa

Lun, 13/04/2015 - 08:57

Se questo è un prete. Il Papa ha impiegato anni per scoprire il massacro dei cristiani. Quanti ne passeranno per farlo ricredere sul conto dell'affarista in tonaca?

vittoriomazzucato

Lun, 13/04/2015 - 09:02

Sono Luca. Abbiamo trovato un altro "amico del giaguaro". GRAZIE.

Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Lun, 13/04/2015 - 09:03

Mangiano nello stessa mangiatoia?

Ritratto di filatelico

filatelico

Lun, 13/04/2015 - 09:14

Buffone fariseo !!!

swiller

Lun, 13/04/2015 - 09:21

Beh quando sentono odore di soldi i preti non capiscono più nulla.

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gianniverde

Lun, 13/04/2015 - 09:42

Questi sono preti da TV,a loro piace apparire,e intascare.Da qualsiasi parte vengono gli euro sono benedetti.

Ritratto di HEINZVONMARKEN

HEINZVONMARKEN

Lun, 13/04/2015 - 09:58

DON CIOTTI NON MI è MAI PIACIUTO, ED IO NON SONO AFFATTO ANTICLERICALE, ANZI. per me ha sempre puzzato un po', e non di incenso, ma è una impressione personalissima

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Lun, 13/04/2015 - 10:06

Un ipocrita quasi senza rivali.

eureka

Lun, 13/04/2015 - 10:21

Per forza, quando si scende a compromessi non si ha più il coraggio di combattere.

elio2

Lun, 13/04/2015 - 10:30

Non mi è mai piaciuto, questo prete da salotti televisivi, che mangia, beve e dorme tra i compagni. La religione, l'onestà, la giustizia, lasciamola a chi il prete lo fa per fede e non per interessi e ideologie.

Ritratto di stenos

stenos

Lun, 13/04/2015 - 10:31

Non toccare i soldi a preti e comunisti.

marcomasiero

Lun, 13/04/2015 - 10:42

altro che prete ! questo è un furbastro ! da lui non prenderei mai l' eucarestia !!! indegno !

avallerosa

Lun, 13/04/2015 - 11:04

Ho perso l'amor patrio,sono diventata cinica e razzista oggi credo solo in Dio ma non nella chiesa. Tutto questo grazie ai comunisti eai preti e vescovi e anche cardinali. Sono realista osservando il mmondo devo dire che satana ha vinto alla grande.

INGVDI

Lun, 13/04/2015 - 11:17

Don Ciotti: "I beni sequestrati alla mafia sono cosa nostra".

Giorgio5819

Lun, 13/04/2015 - 11:41

Quaquaraquaquaqua.

millycarlino

Lun, 13/04/2015 - 11:56

Ormai i preti "senza vergogna" non si contano più. Milly Carlino

NON RASSEGNATO

Lun, 13/04/2015 - 12:07

Cane non mangia cane

ORCHIDEABLU

Lun, 13/04/2015 - 12:09

se disonesti non conta la tonaca o giacca e cravatta,sono uomini.

opinione-critica

Lun, 13/04/2015 - 12:11

Questo fa il prete per fare politica all'interno della chiesa. I suoi capi probabilmente lo sanno ma lo lasciano fare, ci sono coincidenze di interessi.

VittorioMar

Lun, 13/04/2015 - 12:28

..è mai stato in un campo nomadi a dire messa o per una benedizione?E' mai stato nelle periferie delle nostre città?Ha mai visto il degrado,il lerciume,la spazzatura e le miserie umane?O preferisce stare sui gionali o in televisione?La sua missione è evangelizzare,istruire o parlare di cose astratte e intangibili?Ogni tanto faccia una fiaccolata per i derelitti!!!

FRANZJOSEFF

Lun, 13/04/2015 - 14:01

DON CIOTTI SONO I PRETI COME LEI CHE HANNO ALLONTANATO I FEDELI E AUMENTATO LE CONVERSIONI SIA NELLE SETTE PROTESANTI CHE, PURTROPPO, MUSSULMANI. SONO COSTANTEMENTE IN UUMENTO. PRETI POLITICAZZATI NE HO CONOSCIUTI FORSE PIU' DI LEI. SE NON ADDIRITTURA PIU' DI LEI. SI RICORDI CHE SBAGLIANDO NON ESISTE IL SABATO PER ESSERE PAGATO. E NON SONNO LE COOP. VI E' UN DETTO DI UN SACERDOTE MIGLIORE DI LEI: MALA SUPER MALA IN DOMO TUA. SE TRADISCE LA CHIESA. IO PERSONALMENTE NON LO TRADIREI. MEGLIO TENERLO CALMO.

pastello

Lun, 13/04/2015 - 14:43

Al confronto Satana è un povero dilettante.

Palermitano

Gio, 16/04/2015 - 01:25

Solidarieta' a Don Ciotti, grande uomo e grande sacerdote! w l'antimafia abbasso i nemici dell'antimafia! vergognatevi!

Ritratto di barbara.2000

barbara.2000

Sab, 18/04/2015 - 08:57

personaggio discutibile , venduto al dio denaro . tra lui francesco e bagnasco non c'e differenza. adesso fra poco francesco volerà ancora a cuba , a fare cosa ? a controllare che tutti coloro che sono contro il dux castro siano stati ammazzati ? e bagnasco che ieri ha detto , a proposito della signora inquisita del pd , "vorrei capire come sempre le indagini sono ad orologeria " e gli chiedo , come mai si accorge del marcio in magistratura solo se si tratta del pd . allora non dite cari pretonzoli che non siete comunisti , lo siete eccome .

Ritratto di alejob

alejob

Sab, 26/09/2015 - 11:17

Da quando esiste il MONDO sta scritto questo DETTO : L'ABITO NON FA IL MONACO.