Un prete e una fidanzata: grazie a loro si sono aperte le porte della prigione

L'incontro con la nuova compagna nella comunità di mario Todeschini, il sacerdote che per anni è stato vicino al detenuto

da Milano

Assistenti sociali. Psicologi. Docenti. Un prete straordinario. In tanti, in questi anni, hanno lavorato nel carcere di Opera intorno al detenuto Pietro Maso. Eppure alla fine a cambiargli la vita davvero, e ad aprirgli prima il cuore e poi le porte della prigione è stato il più vecchio e inossidabile dei rimedi: l’amore.
Sì, l’amore, una love story che ha scavalcato muri blindati e convenzioni, origini sociali e percorsi umani. E che gli ha messo accanto una donna in grado oggi di dire: «Pietro è una persona di buon cuore. Un uomo dal cuore grande».
È smilza, ha i capelli scuri, è di buona famiglia milanese. È a casa sua che dall’anno scorso Maso trascorre i permessi premio. È a casa sua che dalla prossima settimana cenerà e passerà i weekend. Eppure ai genitori, fino a pochi giorni fa, lei non aveva ancora detto il cognome di «Pietro, il mio compagno», come lo aveva presentato al primo incontro. Una rivelazione che ora diventa inevitabile, e alla quale la donna guarda con un po’ di ansia. Quale padre, quale madre - d’altronde - sono in grado di accettare serenamente che la propria figlia intrecci la sua vita con quella di un uomo con un passato simile?
Eppure accade, è accaduto. Le loro piste si sono incrociate nella comunità di Mario Todeschini, il prete di Telepace che più di tutti, in questi anni, si è fatto carico del reinserimento di Maso. Da ultimo, i rapporti tra il detenuto e il suo padre spirituale si sono fatti più radi, e ieri don Todeschini commenta la semilibertà quasi con freddezza: «Se sono felice? I giudici hanno deciso così... Spero che vada bene anche per Pietro». Inevitabile, forse, che il rapporto quasi filiale di Maso verso il prete cedesse il passo davanti alla storia d’amore.
«Io sono sicura di me stessa e del mio rapporto con lui», dice ora la donna. «Perché non si riesce ad andare al di là delle verità fisse, degli schemi? Come si fa a non capire che anche dallo sbaglio più grave si può partire per diventare persone migliori?». Parole forti, se lo sbaglio di cui si parla è l’orrore della villetta di Montecchia di Crosara. Ma la giovane donna le pronuncia con convinzione. Le ha ripetute a lungo, con forza, nelle scorse settimane, quando andava a bussare alla porta del giudice destinato a decidere della sorte di Maso. Se tra pochi giorni Maso respirerà da uomo libero, il merito sarà soprattutto suo.