Prete manda al diavolo perpetua indemoniata

«Che Dio ti maledica! Va’ all’inferno, perpetua dei miei stivali»: l’anatema risuona in canonica, in piena notte, e lo sentono dappertutto, in quel paese così piccolo della Val di Magra dove la parrocchia è appiccicata alle case. La gente si sveglia dal torpore televisivo, aguzza le orecchie e comincia a scambiarsi sms sul cellulare. Altro anatema, ancora più forte - «Vai al diavolo, non ne posso più!» -, seguito da tonfi sordi, urla, schianti, pause interrotte da fragori inauditi prima d’ora, soprattutto da queste parti. La stazione dei carabinieri è poco distante, ma i due militari dell’Arma - che negli ultimi tre anni hanno svolto soprattutto compiti di presidio nell’unica trattoria del posto, cucina casalinga stile: «si mangia bene e si spende poco, e si fermano anche i camionisti» - hanno già trovato rifugio nelle braccia di Morfeo. Li svegliano le chiamate telefoniche, ed anche l’insolito frastuono. Il tempo di indossare la divisa - meno di un’ora, non di più -, e i due della Benemerita sono operativi. In sacrestia. Davanti al parroco. Che però è letteralmente fuori dalla grazia di Dio. «Che volete a quest’ora? Confessarvi?». «Padre, siamo venuti in pace. Ma qui c’è un casino della Madonna, pardon, del diavolo. Che succede? C’è un’indemoniato?». «L’indemoniata è quella lì, la perpetua» fa il sacerdote, puntando il dito contro la Maria, 83 anni mal portati, due braccia che sembrano clave, occhi di brace e un pelo sul mento che pare il sigillo di Mefistofele. I carabinieri faticano a capire, mentre il parroco tuona: «Non sarete anche voi della setta, così mal imbelinati, con quel pennacchio che si agita contro il Cielo. Vade retro, Satana! Qui ci vuole l’esorcismo». No, meglio l’infermiere. «Chiamiamolo subito - fanno i carabinieri -. E diciamogli di portare la camicia. Di forza. Anzi, due, ché anche la Maria, non sarà indemoniata, ma a furia di mandarla al diavolo... non si sa mai».