Preti pedofili, il Papa: "Indicibile il mio dolore ferite da sanare"

Benedetto XVI per il terzo giorno è tornato sul tema degli "abusi sessuali sui minori", condannandoli. Lo ha fatto al National Park Stadium di Washington gremito da 50mila fedeli

Washington - Per il terzo giorno consecutivo ma per la prima volta davanti ad una platea così vasta, Benedetto XVI è tornato a parlare del "dolore" che "la Chiesa in America ha provato come conseguenza dell’abuso sessuale di minorenni" da parte di preti pedofili. "Nessuna mia parola - ha detto nell’omelia della grande messa celebrata al Nationals Park Stadium di Washington gremito da 50 mila fedeli dove ha celebrato la grande messa - potrebbe descrivere il dolore ed il danno recati da tale abuso. Nè posso descrivere in modo adeguato il danno verificatosi all’interno della comunità della Chiesa".

"Risanamento e riconciliazione" Per il Papa, "è importante che a quanti hanno sofferto sia riservata un’amorevole attenzione pastorale". E correggendo in parte l’affermazione fatta ieri ai vescovi sulla "pessima gestione" dello sacandalo pedofilia da parte della Chiesa Usa, ha voluto riconoscere oggi i «grandi sforzi» già compiuti per affrontare "in modo onesto e giusto questa tragica situazione e per assicurare che i bambini, che il nostro Signore ama così profondamente e che sono il nostro tesoro più grande, possano crescere in un ambiente sicuro. Queste premure per proteggere i bambini - ha scandito - devono continuare, come ho chiesto ai vescovi. Incoraggio ognuno di voi - ha concluso rivolto ai fedeli - a fare quanto gli è possibile per promuovere il risanamento e la riconciliazione e per aiutare quanti sono stati feriti. Inoltre vi chiedo di amare i vostri sacerdoti e di confermarli nel lavoro eccellente che fanno".

"In Usa alcuni cattoli inclini a tradire il Vangelo" Nella complessa realtà degli Stati Uniti, la Chiesa Cattolica "percepisce, in modo spesso doloroso, la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno, e fa pure la sconcertante scoperta che tanti battezzati, invece di agire come lievito spirituale nel mondo, sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI non ha usato mezzi termini per stigmatizzare la tendenza al relativismo morale sempre più diffusa anche tra i cattolici di Oltreoceano. "Vediamo - ha detto - segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". E da tutto ciò, secondo il Pontefice, la Chiesa non è esente. Per il Papa il problema principale dei cattolici negli Usa è in fondo quello della coerenza personale. "La fedeltà e il coraggio, con cui la Chiesa in questo Paese riuscirà ad affrontare le sfide di una cultura sempre più secolarizzata e materialistica dipenderà in gran parte - ha ricordato ai fedeli presenti nel grande- dalla vostra fedeltà personale nel trasmettere il tesoro della nostra fede cattolica. I giovani - ha spiegato - hanno bisogno di essere aiutati nel discernere la via che conduce alla vera libertà: la via di una sincera e generosa imitazione di Cristo, la via della dedizione alla giustizia e alla pace".

Il prezzo pagato da nativi e schiavi Dopo aver rimproverato con forza gli errori commessi da sacerdoti e laici cattolici, Benedetto XVI non ha taciuto oggi sulle "ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e da quanti dall’Africa furono portati qui forzatamente come schiavi". Parlando ai cattolici ha esortato a emendarsi dei peccati e guardare avanti: "Sono venuto - ha detto - per ripetere l’urgente esortazione degli Apostoli alla conversione per il perdono dei peccati e per implorare dal Signore una nuova effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa in questo Paese". E allargando il discorso alla società ha rilevato che "la speranza, la speranza nel futuro fa profondamente parte del carattere americano: gli americani - ha ricordato - sono sempre stati un popolo della speranza: i vostri antenati sono venuti in questo Paese con l’aspettativa di trovare una nuova libertà e nuove opportunità, mentre la vastità del territorio inesplorato ispirava loro la speranza di essere capaci di cominciare completamente da capo creando una nuova nazione su nuovi fondamenti, anche se tale attesa non è stata l’esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese".

Il saluto agli ispanici Il Papa saluta in spagnolo i fedeli di origine latinoamericana presenti in gran numero nello stadio di baseball di Washington, alla conclusione dell'omelia. "La Chiesa negli Stati Uniti, accogliendo nel suo grembo tanti suoi figli emigranti, è andata crescendo grazie anche alla vitalità della testimonianza di fede dei fedeli di lingua spagnola", ha detto Benedetto XVI.
I cattolici di cultura ispanica, per lo più concentrati nel sud-est degli Stati Uniti, rappresentano ormai circa un terzo dei cattolici nordamericani. Migliaia di essi hanno attraversato il Paese per partecipare alle mega-messe del Papa sulla east coast. Mediamente più poveri e meno istruiti del resto della comunità cattolica Usa (che ammontano a oltre 60 milioni di persone), sono tendenzialmente più fedeli agli insegnamenti dottrinali e morali del magistero ecclesiastico. L’integrazione tra i cattolici delle diverse origini, in questo senso, non avviene senza qualche tensione. Tra gli immigrati ispanici molti aderiscono ad una spiritualità "carismatica", più informale e calorosa di quella anglosassone. A questo aspetto è sembrato riferirsi il Papa quando ha auspicato "una nuova effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa in questo paese".