Prevedere il futuro? E’ come spartirsi la posta dopo una partita a dadi

Un nuovo saggio di Keith Devlin racconta la nascita della teoria probabilistica, a partire da una singola lettera che Pascal scrisse a Fermat nel 1654. Una lettera che ha cambiato la storia

Calcolo delle probabilità. A parlarne con distacco è quella branca della matematica che non ragiona sul certo ma sull’incerto, non su quanto accadrà di sicuro, piuttosto su quello che ha buone possibilità di accadere. E dal punto di vista scientifico è uno di quei settori che fa fumare le meningi anche ai più grossi cervelloni. Propone rompicapi per i quali i matematici litigano e i computer vanno in panne.

In realtà è anche quella parte della scienza dei numeri che più affascina le persone comuni, che più solletica la loro immaginazione. Non fosse altro che probabilità e statistica vengono utili per calcolare le quote delle scommesse o le probabilità di vincere a black Jack o al superenalotto. Senza contare che ormai anche la polizia e i detective (veri e immaginari) usano in abbondanza modelli che pescano da questo aleatorio bacino del sapere. 

Bene i capisaldi di questa scienza possono essere fatti risalire quasi in toto a una lettera, brevissima, scritta da Blaise Pascal a Pierre de Fermat il 24 agosto 1654. Tutto quello che nei secoli abbiamo imparato sulla possibilità di calcolare matematicamente il destino è iniziato con questa missiva. Ora Keith Devlin, professoressa di matematica a Stanford, dove dirige anche il Centro per lo studio della tecnologia e delle scienze umane, ha ricostruito la genesi intellettuale di questa conquista, rendendola agevole alla comprensione anche dei non addetti ai lavori. Nel suo “La lettera di Pascal” (Rizzoli, pagg. 230, euro 18,50) a partire dal carteggio racconta come il gioco d’azzard,o e la necessità di spartirsi le puntate nell’eventualità che non si finissero tutte le giocate previste, ha creato un dubbio matematico su cui si sono confrontati cervelli del calibro di Girolamo Cardano, Galileo Galilei e Nicolò Tartaglia (prima che Pascal e Fermat trovassero una soluzione definitiva). E’ un viaggio affascinante nei labirinti del caso e della ragione ma, soprattutto, la dimostrazione che, a volte, se le teste sono quelle giuste, un quesito lanciato per gioco può trasformarsi in una molla propulsiva che cambia la storia. Oggi senza la lettera di Pascal da le assicurazioni ai casinò passando per la previsione del Pil, saremmo molto meno capaci di organizzarci la vita.