Prevenzione degli incendi Tutto è pronto. O quasi...

Stefano Vladovich

Piano antincendio a Castelfusano: operativo dal primo giugno. Fondi e mezzi permettendo. Presentata, com’è consuetudine dal 2003, la task force per salvare quello che rimane della pineta più amata dai romani. Millecento ettari, di cui ben 380 inceneriti nell’agosto 2000, saranno monitorati giorno e notte dalle telecamere a infrarossi piazzate sulla torretta di avvistamento di «Tumuleti», nel cuore del polmone verde di Ostia. Piromani attenzione, dunque, almeno dalle prossime settimane. Il programma, difatti, non verrà attivato prima del mese prossimo nonostante la zona sia già invasa di gente, dai patiti della scampagnata agli extracomunitari che hanno scelto le radure più nascoste per i loro accampamenti. Per non parlare del popolo della notte, prostitute e trans che lavorano a pieno ritmo attorno a via del Lido di Castelporziano. All’incontro di ieri, a Palazzo Valentini, erano presenti il prefetto di Roma, gli assessori all’ambiente di Provincia e Regione, gli addetti ai lavori, i responsabili comunali dell’area tra la tenuta presidenziale e Tor Boacciana. La sala operativa di via del Martin Pescatore, a Pantano, sarà coordinata dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Accanto a loro agenti di polizia, carabinieri, finanzieri e vigili urbani. «Per prevenire l’azione di criminali ed esaltati - spiega il prefetto Achille Serra - verranno utilizzati elicotteri, telecamere e un pattugliamento continuo, 24 ore al giorno, da tutte le forze dell’ordine. In questi anni i risultati sono stati sorprendenti». Ed ecco i dati, quelli forniti: «Dal giugno-settembre 2003 al 2005 i focolai sono diminuiti da 92 a 16. Nel 2004, tra giugno e settembre gli incendi sono stati 25. Per quanto riguarda la superficie interessata dal fuoco, nel 2003 quattro ettari sono stati incendiati, mentre nei due anni successivi non sono avvenuti episodi del genere. Ancora nel 2003 sono stati dati alle fiamme 6,5 ettari di sterpaglia, nel 2004 4,2 ettari e nel 2005 1,8 ettari; sempre nel 2003 invece sono stati incendiati 13,7 ettari di macchia bassa, nel 2004 1,6 ettari e nel 2005 1,2 ettari. Per la pineta delle Acque Rosse, tra giugno e settembre 2006 ci sono stati 7 focolai che hanno interessato 1,6 ettari di superficie». Insomma tutto bene? Nemmeno per sogno. Cominciamo dall’estate 2003 che, secondo gli esperti della tutela boschiva capitolina, tutto sommato sarebbe trascorsa senza tanti guai. Eppure il 9 agosto scoppia l’incendio più vasto dopo quello devastante del 4 agosto 2000. Fino a sera elicotteri del 115 e Protezione Civile, oltre ai Canadair, fanno l’impossibile per spegnere il rogo e limitare i danni. Viene persino preso il presunto colpevole, un napoletano 63enne giunto a Ostia con un solo scopo: azzerare la pineta. Le indagini vengono affidate alla Dda: le prove raccolte inchiodano Antonio D.M., di Caivano, e porterebbero agli ideatori di un progetto criminale più volte ipotizzato e mai dimostrato in un’aula di giustizia. Una guerra di mafia combattuta per alimentare l’industria della forestazione, degli appalti affidati agli enti locali, della speculazione edilizia nonché della macchina antincendio (prevenzione e vigilanza demandata a decine di gruppi e associazioni private). L’inchiesta, però, finisce lì. Verrà ripresa l’anno dopo quando un altro incendiario viene fermato con in tasca il denaro ricevuto per il «lavoretto». Anche questo non parla. L’anno scorso un razzo pieno d’esplosivo viene lanciato verso gli alberi dell’area «Bella Signora» e che solo per miracolo non provoca un nuovo inferno.