Previdenza, sì alla riforma che cambierà il Tfr

Francesco Casaccia

da Roma

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo sulla previdenza integrativa. Il testo passa ora al Parlamento e dovrebbe essere discusso con le parti sociali il 12 luglio. L’obiettivo del governo è di arrivare all’adozione finale entro settembre. Soddisfatto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che parla di «momento importante» con «un provvedimento che renderà il Paese moderno» e che a regime dovrebbe destinare ai fondi complementari circa 10 miliardi di euro all’anno. Confermate le anticipazioni dei giorni scorsi: i lavoratori privati avranno sei mesi di tempo (dal primo gennaio prossimo) per decidere se destinare il Tfr maturando ai fondi. Previsto un regime fiscale agevolato e la possibilità di ottenere delle anticipazioni. Il controllo dei fondi spetta alla Covip e ci sono anche misure compensative per le imprese che dovranno rinunciare a quote di Tfr. Da ottobre partirà una massiccia campagna di informazione.
«È un momento importante - spiega Maroni - perché dà il via ad un processo che in tempi rapidi porterà ad uno sviluppo del sistema previdenziale». Il governo, prosegue il ministro, punta entro pochi anni ad uno smobilizzo a regime del Tfr verso i fondi pensione di circa 10 miliardi di euro all’anno. D’altra parte, «la massa di Tfr ogni anno è di 13 miliardi di euro e noi puntiamo su 8, 9 fino a 10 miliardi all’anno che ci auguriamo siano investiti dai fondi in Italia, mettendoli a disposizione del mondo produttivo italiano». Maroni, poi, insiste molto sul fatto che per le imprese, soprattutto le piccole e medie, l’operazione «è a costo zero». Oltre alle misure di compensazioni previste dal provvedimento, per le pmi «studieremo con Abi e Ania forme di finanziamento sostitutivo del Tfr allo stesso costo». Il ministro respinge anche le critiche delle parti sociali. La Cgil boccia il decreto che, dice, limita i diritti dei lavoratori mentre Cisl e Uil parlano di confronto con il governo tutto in salita. «Mi sembra fuori luogo la protesta del sindacato - precisa Maroni - perché il Consiglio dei ministri ha solo adottato formalmente un testo che consente il confronto nel merito». E vediamo in dettaglio il decreto.
Tfr ai fondi complementari. Il meccanismo scelto è quello del silenzio-assenso. Dal primo gennaio 2006 (data di entrata in vigore del decreto) e fino al 30 giugno 2006, i lavoratori privati potranno decidere se destinare il Tfr maturando alla previdenza integrativa. Il conferimento potrà avvenire in due modi. In modalità esplicita: entro 6 mesi, il lavoratore gira l’intero tfr maturando ad un fondo da lui scelto oppure lo mantiene in azienda ma in questo caso può sempre cambiare idea in un secondo momento. Oppure, in modalità tacita: se il lavoratore entro i sei mesi di tempo non si esprime. In questo caso, scatta il criterio del silenzio-assenso e il datore di lavoro trasferisce il Tfr maturando dei propri dipendenti ai fondi previsti dagli accordi o contratti collettivi. In caso di mancato accordo tra le parti, il datore di lavoro trasferisce il Tfr ad un fondo appositamente costituito presso l’Inps.
Regime fiscale. Sull’importo imponibile delle prestazioni è prevista una ritenuta del 15% ridotta dello 0,3% per ogni anno superiore al quindicesimo, con un limite massimo di riduzione del 6%. Maroni ha, però, assicurato che questo punto può essere modificato. Inoltre, i contributi versati sono deducibili fino ad un massimo di 5.164 euro.
Anticipazioni. Chi aderisce ai fondi integrativi può ottenere un’anticipazione per spese sanitarie anche per figli o coniuge in qualsiasi momento e fino al 75% della posizione maturata; per l’acquisto della prima casa, dopo 8 anni di iscrizione e fino al 50%; per altre esigenze personali, sempre dopo 8 anni di iscrizione e fino al 30% dell’importo maturato.
Compensazioni per le imprese. Avviene sul differenziale tra costo annuale del Tfr e i costi dei finanziamenti sostitutivi con la deducibilità del 4% dell’ammontare totale del Tfr conferito ai fondi pensione per le imprese con oltre 50 dipendenti e del 6% per le aziende con meno di 50 addetti. Viene anche eliminato il contributo di garanzia sul Tfr a carico delle imprese ed è previsto un fondo pubblico di garanzia per facilitare l’accesso al credito soprattutto alle Pmi.
Vigilanza alla Covip. Tutti i fondi complementari dovranno ottenere l’autorizzazione della Covip. Chi esercita senza le previste licenze rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 5.200 fino a 25mila euro.
Campagna stampa. Da ottobre partirà un’intesa campagna di informazione istituzionale su tutti i mezzi di comunicazione mentre quando il decreto entrerà in vigore la necessaria informazione sui contenuti del provvedimento sarà definita da un accordo con le parti sociali.