Previn, musica senza preconcetti

«Woody Allen? È un pessimo musicista» «Amo tutti i generi tranne la musica hawaiana, la detesto»

André Previn, è a Roma, dove lo abbiamo incontrato. Non è la prima volta, non ricorda le altre, comunque molti anni fa. Il suo nome è noto anche fuori dalle sale da concerto. Ha vinto quattro Oscar per altrettante colonne sonore, ha poi sposato Mia Farrow, e, successivamente, la violinista svizzera Anne-Sophie Mutter, un matrimonio da poco finito con un divorzio. Sabato, a quasi ottant’anni, dirige per la prima volta l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. E dirige Rachmaninov.
Perché Rachmaninov?
«Perché me lo hanno chiesto, perché amo la sua musica e perché è l’autore più esageratamente romantico. Ma ci sono altre ragioni: dirigo la Terza Sinfonia perché tutti fanno sempre la Seconda; e il famoso Terzo Concerto per pianoforte, perché nessuno al mondo lo suona come Arcadi Volodos. Se mi chiedessero di dirigere il Requiem di Mozart lo dirigerei».
Continua a lavorare con la Mutter con la quale è stato sposato fino a due anni fa. In Italia ci si lascia sempre malamente, come mai?
«Non lo so neppure io, però è così. Continuiamo a frequentarci. Lei è la più grande violinista esistente, ama fare la mia musica, e perciò continuiamo a fare concerti insieme. Nel 2010 faremo una lunga tournée in Italia… con noi anche il violoncellista Lynn Harrell».
In gioventù ha lavorato molto per il cinema, tant’è che ha vinto quattro Oscar; perché poi se ne è allontanato?
«Perché non potevo sopportare di scrivere musica per immagini già confezionate da altri. Per questa ragione da trentacinque anni non metto più piede in uno studio cinematografico. Sono contento degli Oscar, ma non mi capita più di pensare al cinema».
Conosce almeno la musica di due grandi autori del cinema italiano: Nino Rota e Ennio Morricone?
«Rota era un buon musicista, Morricone… mi pare che abbia scritto per Sergio Leone. I suoi motivi difficilmente si dimenticano».
Lei è l’unico musicista che ha lavorato e lavora tuttora come compositore, direttore d’orchestra, pianista. Non esiste un caso analogo nella storia recente. Dove si è preparato?
«Innanzitutto al conservatorio di Berlino, si entrava la mattina, ti chiudevano la porta alle spalle e ti insegnavano qualsiasi cosa e io ero pronto ad apprendere tutto. Poi ho studiato a Parigi e in America, anche privatamente, e la direzione d’orchestra, in particolare, con il grande Pierre Monteux».
Lei è aperto verso qualunque genere di musica?
«Non ho preconcetti verso nessuna musica, purché sia buona. No, anzi c’è un’eccezione: non sopporto la musica hawaiana. Ascolto il rock, perché ho figli (cinque) giovani. Ma loro mi dicono che sono un caso disperato».
Ha avuto anche trascorsi jazzistici, suonerebbe oggi con Bill Clinton e Woody Allen?
«Woody Allen suona pessimamente. Perché dovrei suonare con lui?».
Dopo l’opera «Un tram che si chiama desiderio», il suo maggior successo, si era detto che stava lavorando a un’opera tratta da «Seta» del nostro Baricco. Che fine ha fatto quel progetto?
«È naufragato, perché Baricco ha preferito i più lauti guadagni del cinema a quelli del teatro d’opera».
Viene volentieri in Italia?
«Ci vengo sempre molto volentieri, anche per il buon cibo. Noi diciamo che le tournée italiane sono tournée “da mangiate”».
Auditorium. Sala Santa Cecilia. Sabato 5, ore 18; lunedì 7, ore 21, martedì 8, ore 19.30. Info: 06.8082058.