Le previsioni del giovane manager, dal 2002 a Mirafiori: «In Italia, a novembre, la nostra quota mercato crescerà di un punto percentuale» Mister Punto: «Centrati gli obiettivi» Luca De Meo, numero uno del marchio Fiat: «Con il nuovo modello l’azie

«Vogliamo accelerare in Europa»

Pierluigi Bonora

da Milano

«Sì, a novembre ci aspettiamo per il marchio Fiat un miglioramento importante rispetto alla quota dell’anno scorso (18,91%, ndr), anche di oltre un punto percentuale. La Grande Punto? Sta rispondendo alle attese. Il traguardo che ci eravamo posti, 77mila unità per il 2005, sarà centrato. Ma anche il vecchio modello continua a sorprendere: si viaggia al ritmo di 350-400 contratti al giorno».
Chi parla è Luca De Meo, o meglio Mister Punto, il giovane manager milanese a cui Sergio Marchionne ha affidato l’operazione più importante della svolta Fiat, quella di gestire il lancio della Grande Punto. De Meo, nonostante i 38 anni (da tre è a Torino dove ha dato il via alla rinascita della Lancia, prima di diventare capo del marchio Fiat), vanta trascorsi di tutto rispetto (Renault e Toyota Europa) nel marketing e nella pianificazione del prodotto.
De Meo sa perfettamente, insieme alla sua squadra, di avere sulle spalle una grande responsabilità: dai risultati della Grande Punto, infatti, dipenderà - oltre al suo futuro - quello dell’azienda più importante del Paese e di migliaia di lavoratori. «La Punto - dice De Meo al Giornale - avrà un effetto importante sulla redditività. Per la rete, inoltre, rappresenta un’importante boccata d’ossigeno».
Proprio un anno fa le veniva affidata la responsabilità del marchio Fiat, il più importante del gruppo...
«È stato un anno intenso: oltre alla riorganizzazione interna ci sono stati diversi lanci, tra cui Croma, Grande Punto e le due novità Sedici e Panda Cross. Il bilancio è positivo ma c’è ancora tanto da fare. La direzione presa è quella giusta. In Italia la quota Fiat è in crescita costante. Ora vogliamo risalire in Europa e portare il marchio ai livelli che merita».
Qual è l’obiettivo del brand Fiat in Europa?
«Oltre il 6% del mercato, Italia inclusa, e più del 3% escludendo il nostro Paese».
E per il mercato nazionale?
«Contiamo, per Fiat, una velocità di uscita dal 2005 con una quota superiore al 20%. I dati di novembre ci permetteranno di guardare con fiducia a questo obiettivo».
Lei è stato assunto nel pieno della crisi Fiat, accettando una sfida quasi impossibile. A distanza di tre anni come vede la situazione?
«La fiducia non è mai mancata, come la ferma volontà di aggredire la situazione. Tutti, comunque, rimaniamo concentrati e continuiamo a “spingere”».
L’amministratore delegato Marchionne ha riorganizzato Fiat Auto, puntando sui quarantenni. Lei alla Fiat, Baravalle all’Alfa Romeo e François alla Lancia...
«È una grande opportunità che tutti noi cerchiamo di cogliere nel modo migliore. La motivazione è forte».
E il nuovo compagno di viaggio di nome Ford?
«Il fatto che un colosso del genere abbia scelto Fiat per cooperare rappresenta un segnale importante. Hanno riconosciuto la nostra competenza nell’ambito delle city-car. Da parte nostra abbiamo il vantaggio di rifare una vera icona, la 500».
Come sarà, la futura 500?
«Sarà la ciliegina sulla torta della nuova Fiat, la vettura che ci farà dare l’ultima spallata in direzione di una marca forte e ambita dai giovani, con un ruolo da leader nel mercato. Sicuramente non verrà rinnegato il concetto iniziale della 500; sarà un modello in grado di distinguersi».
Il 2006, per Fiat, sarà l’anno della nuova Stilo. Un’eredità non facile. Per lo sviluppo avete incaricato Magna Steyr...
«La sfida starà nei tempi record che ci siamo imposti. Riuscire nell’impresa sarà la conferma che a Torino si è cambiato passo».
In squadra è entrato, come responsabile vendite per l’Italia, Olivier François, capo anche di Lancia, ed ex numero uno di Citroën Italia...
«Conosce benissimo il mercato italiano e sono contento di lavorare con lui».
Per lei Fiat rappresenta un punto di transito, di arrivo o un nuovo trampolino?
«Un punto d’arrivo: non mi sarei mai immaginato di avere l’onore e l’onere di ricoprire questo incarico. C’è così tanto da fare ancora...».