Previti è ancora «onorevole»: i suoi aguzzini non più

Caro Direttore,
rivendico l’onore di aver combattuto per undici anni al fianco di Cesare Previti la sua battaglia, che non è stata solo personale. Perché a dispetto del garantismo peloso e a targhe alterne dimostrato da chi solleva la questione morale solo per gli altri, Previti difendendosi ha difeso un principio generale: una certa giustizia se decide di farti fuori ti dà poche speranze. Da Previti, in questi anni, ho imparato molto e molto dovrebbero imparare quanti pontificano su indipendenza della magistratura, norme, rispetto della legge e delle sentenze. Ho imparato come si cammina con la schiena dritta anche quando il tornado ti investe e non c’è un cane che avrebbe nulla da ridire se mollassi stremato. Ho imparato come si combatte, senza mai perdere la calma, con una lucidità sorprendente, soprattutto al pensiero che il trofeo di questa vergognosa caccia all’uomo sei tu stesso. Ho imparato parole come onore, orgoglio, dignità, affetto. Parole che chi ha facilmente sparato, anche con giudizi infami, su Previti neanche sa dove stanno di casa.
In molti hanno scritto e sparlato contro di lui, contro il suo stile di vita, la sua famiglia, i suoi affetti. Hanno sparlato senza sapere, senza neanche andare a guardare chi colpivano, quali effetti producevano, quanto vere fossero le cose che dicevano. Ma le persone che a Previti vogliono bene, che sono di gran lunga migliori degli aguzzini mediatici e giudiziari, gli sono sempre state vicine, non hanno mai dubitato della sua integrità e della sua innocenza. E non dubito neanche io. Perché in questi anni, in nome di un malinteso senso di giustizia, che invece era più volgarmente l’uso politico di tale giustizia, ho assistito ad un’impressionante mole di manipolazioni, abusi, sfregi a codici e sentenze. Io contesto nel merito i processi che hanno condannato Previti, che per me rimarrà sempre innocente, ma non è questa la sede e sarebbe davvero sterminato il cahier de doléance da fare. Contesto il circo mediatico, politico e giudiziario che ha orbitato intorno a questi processi e all’ultimo atto di farlo fuori dalla Camera. Contesto il moralismo d’accatto di quanti oggi dicono «era ora, giustizia è fatta» e nello stesso tempo si preparano ad insabbiare le posizioni di D’Alema, Fassino, Latorre, Bassolino. Prima ancora delle sentenze, Previti era già stato distrutto e condannato. L’hanno demolito come uomo e come immagine, perché poi risultasse più facile abbatterlo sotto il profilo sia giudiziario che politico, facendo apparire ogni abuso quasi doveroso e giustificabile. Di fronte a questa impressionante macchina da guerra, nessuno fra lor signori della sinistra ha mai avuto niente da eccepire su una serie di fatti scandalosi, fra i quali svetta la letteraccia pubblica di un presidente della Cassazione scritta contro Berlusconi, il suo governo e contro lo stesso Previti prima di presiedere egli stesso il collegio che ha condannato definitivamente quest’ultimo. Cito un caso tra le decine, magari anche più gravi, che potrei prendere ad esempio. E poi cito i parlamentari che pur di buttare il nemico fuori dalla Camera non avrebbero esitato a sottomettersi al potere della magistratura limitando il loro ruolo, per dirla come il neo-garantista Violante, a quello di semplici notai.
Quanti insulti abbiamo letto, quanto accanimento nei confronti di un uomo capace sempre di tirar fuori quella dignità di cui difettano i suoi nemici. Hanno continuato ad infierire anche a dimissioni approvate, con il tono di chi ha vinto. Ma non è così. Non avete vinto, non avete sconfitto Cesare Previti, non l’avete piegato. Perché voi rimanete quei forcaioli e intolleranti che siete sempre stati, mentre Previti per me e per le moltissime persone che gli vogliono bene rimarrà sempre l’onorevole Cesare Previti. Lui sì che quest’aggettivo se l’è guadagnato sul campo.
*Capo ufficio stampa di Forza Italia