Previti, la Camera accoglie le dimissioni L'ex ministro: "Lascio da innocente"

L’aula ha accolto a scrutinio segreto con 462 voti favorevoli le dimissioni di Cesare Previti. Gli
subentra Angelo Sartori. Prima della votazione il presidente dei deputati di Forza Italia, Elio Vito, ha letto la lettera con cui Previti annunciava le proprie dimissioni

Roma - L’aula della Camera ha accolto a scrutinio segreto con 462 voti favorevoli le dimissioni di Cesare Previti. Gli subentra Angelo Sartori. Nel corso del dibattito a Montecitorio l’ultimo a prendere la parola, in aula, è stato il presidente dei deputati di Forza Italia, Elio Vito, che ha annunciato le dimissioni di Previti leggendo la lettera del deputato. La maggioranza richiesta era di 265 voti. Alla votazione hanno partecipato 528 deputati sui 532 presenti in aula

La lettera di Previti Questo il testo della lettera che Cesare Previti ha inviato al presidente della Camera Fausto Bertinotti e che è stato letto in aula dal capogruppo di Forza Italia Elio Vito. «Signor presidente, il breve tempo intercorso tra la fissazione dell’ordine del giorno e la seduta odierna, l’operatività del weekend estivo anche per le strutture giudiziarie e lo stato attuale di detenzione domiciliare nel quale mi trovo, rendono praticamente impossibile la mia presenza in aula e mi privano, sostanzialmente, della possibilità di partecipare al dibattito sulla mia decadenza da deputato».

«Forte è il mio rammarico, pur nella consapevolezza che il mio coartato silenzio nulla toglierà alla gravità della decisione che si intende assumere nè, tanto meno, all’evidenza degli squilibri tra poteri dello Stato che da troppi anni affaticano la vita del nostro Paese». «Sono innocente e da innocente sconto una condanna ingiusta e lo faccio nel pieno rispetto della legge, ottemperando a tutte le regole del mio stato con discrezione e convinta operosità. Tuttavia, continuo la mia battaglia sempre in nome del diritto perchè mi sia resa giustizia e si affermi la verità delle mie vicende giudiziarie».

«Ed è nel nome del diritto che ho invocato dinanzi alla Giunta elettorale particolare attenzione nel procedere per una decadenza da parlamentare in presenza di una sentenza sulla quale molto è da discutere sia in sede nazionale sia in sede europea, dove la violazione delle garanzie minime dell’equo processo è all’esame della Corte di Strasburgo». «Nel ’98, oltre nove anni fa, la Camera, quando, come ora, la mia parte politica era minoranza, ha sancito, a larghissima maggioranza ed a voto palese, l’esistenza del ’fumus persecutionis’. Qualche mese fa la Corte di Cassazione ha confermato il verdetto della Camera. Ciò, tuttavia, è avvenuto troppo tardi rispetto alla condanna che nel frattempo era intervenuta e che sto scontando».

«La Camera, quindi, non è un esecutore acritico di un ordine dell’autorità giudiziaria, nè è chiamata ad applicare una norma tassativa delle leggi vigenti. Norma che, attualmente, non esiste nell’ordinamento italiano, come è stato ampiamente dimostrato nel corso dei lavori della Giunta, con l’ausilio del parere di autorevoli costituzionalisti». «In materia di diritti politici, sia la normativa interna che quella europea relativa ai diritti fondamentali richiedono assoluta tassatività non raggiungibile attraverso processi interpretativi di norme previste per altre fattispecie».

«Se dichiaraste la decadenza compireste un atto di pura sottomissione del Parlamento al potere, non sovrano, ma sovrastante, dell’Autorità Giudiziaria, riconoscendole un primato rispetto al Parlamento del tutto estraneo alla nostra Costituzione, come a quelle di qualsiasi paese democratico. Compireste un atto irrimediabilmente lesivo della rappresentanza politica nazionale di cui è espressione il mandato parlamentare, che non trova fondamento nell’attuale quadro normativo e che non realizza affatto quel bilanciamento tra interessi costituzionalmente protetti di cui la Giunta ha riconosciuto l’esigenza».

«La creazione di un simile precedente costituirebbe un vulnus per il Parlamento e per i singoli parlamentari gravissimo e irrecuperabile. Il grande rispetto che ho per il Parlamento al quale mi onoro di appartenere da tanto tempo mi impone quindi di fare tutto il possibile per evitare che questo avvenga. Senza per questo, sia chiaro, rinunciare alle ragioni di principio che sono convinto dimostrino l’arbitrarietà della proposta di decadenza oggi in discussione e l’insanabile contrasto di tale misura con i cardini della democrazia rappresentativa». «Rassegno quindi le mie irrevocabili dimissioni da deputato, chiedendo di voler procedere immediatamente alla relativa votazione. Con riguardo, Cesare Previti».