Previti, la Cassazione non fa sconti. "Ingiustizia"

Gli ermellini dicono no al ricorso dell'ex ministro della Difesa di applicare una sola delle due condanne per corruzione nei processi Mondadori e Imi-Sir

Roma - La Cassazione ha detto no alla richiesta dell'ex ministro della Difesa Cesare Previti, condannato in via definitiva per corruzione, di essere condannato solo a un anno e mezzo di reclusione (pena riportata a conclusione del procedimento "lodo Mondadori") e non anche a sei anni per l'inchiesta Imi-Sir. La Prima sezione penale di Piazza Cavour ha rigettato il ricorso dell'ex parlamentare di Forza Italia e dell'avvocato Giovanni Acampora, condannato per gli stessi fatti. I due sono stati condannati anche al pagamento delle spese di giustizia. Con il ricorso alla Suprema Corte Previti e Acampora avevano sollevato "incidente di esecuzione" in base all’articolo 669 del codice di procedura penale che stabilisce che, in caso di doppia condanna per un medesimo fatto illecito, il giudice debba applicare all’imputato la pena più lieve. Evidentemente gli "ermellini" hanno ritenuto che i reati attribuiti ai due imputati siano da considerare come molteplici episodi di corruzione e non uno solo.

"Ennesima ingiustizia" "Come al solito la Cassazione ha dato il suo consenso all'operato dei giudici di Milano e contro Previti si è consumata l'ennesima ingiustizia". Così l'avvocato Alessandro Sammarco, uno dei difensori di Previti, ha commentato la decisione della Suprema Corte. In questo modo - ha spiegato Sammarco - "sarebbe anche venuta meno la condanna accessoria dell'interdizione di Previti ai pubblici uffici che gli è costata il posto in parlamento. Abbiamo sostenuto che le dazioni al giudice Metta rappresentano uno stesso illecito sia nel processo Imi-Sir che in quello per il lodo Mondadori - ha spiegato Sammarco - e abbiamo chiesto l'applicazione della norma del codice di procedura penale che prevede che non ci possono essere due condanne per il medesimo fatto: ma quando si tratta di Previti, evidentemente, la stessa Cassazione non applica nemmeno il basilare principio del favor rei".