Previti contro l’Udc: «L’ex Cirielli è per tutti tranne che per me»

Forza Italia boccia la proposta dei centristi: «Norma contra personam e incostituzionale». La replica di Cesa: «Legge non obbligatoria». Castelli: «Qualsiasi cambiamento andrà concordato»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Da legge ad personam la ex-Cirielli rischia di trasformarsi in contra personam se dovesse passare l’emendamento proposto dall’Udc che già oggi lo presenterà alla Camera. È quanto sostengono molti deputati del centrodestra. L’emendamento che esclude dalla prescrizione i processi in appello e in Cassazione ha immediatamente suscitato nuove polemiche tra l’Udc del neo-segretario Lorenzo Cesa e Forza Italia. A scendere in campo lo stesso Cesare Previti che in una nota sostiene come l’emendamento tenda a trasformare la legge «contra personam unam». «La proposta dell’Udc suona in questi termini: la legge è giusta e va varata nell’interesse di tutti gli italiani, belli e brutti, bravi e intelligenti, eccellenti e poveri cristi, a condizione che ne resti escluso Cesare Previti», protesta il deputato continuamente chiamato in causa dagli oppositori della ex-Cirielli. Quello dei centristi per l’esponente azzurro è un invito al Parlamento «per evitare il paventato ostracismo del presidente della Repubblica. Francamente un percorso di tal genere fa orrore a qualunque coscienza civile» e «quindi ancora di più non può non fare orrore al capo dello Stato, anche per la sua evidentissima incostituzionalità». Politicamente l’emendamento è «una trovata lava coscienze» a danno di una «legge giusta» che Previti non vuole far passare: «Non intendo accettare alcun tipo di discriminazione sulla mia persona». E, in ogni caso, aggiunge, «ciò che non intendo più accettare è che essa continui ad essere chiamata salva Previti» anche perché «come tutti sanno sto subendo processi politici».
Secca la replica dei centristi. Cesa si è limitato a dire che «non c’è alcun obbligo di votare questa legge» e ha difeso l’emendamento definendolo «un contributo costruttivo». Tesi opposta rispetto a quella di Fabrizio Cicchitto, coordinatore nazionale di Fi che sostiene quanto sia «paradossale un emendamento «contra personam, nel senso che nessuno lo avrebbe stilato se non avesse studiato in modo approfondito una singola posizione processuale da esorcizzare». Difende la legge e attacca l’emendamento dell’Udc il responsabile giustizia di Fi, Giuseppe Gargani: «L’emendamento fisserebbe condizioni discriminatorie e certamente incostituzionali». Secondo l’esponenente azzurro il ddl ex-Cirielli rispetta il pensiero della scuola dei penalisti italiani che «ha sempre auspicato una prescrizione meno lunga ed un periodo certo fissato per legge, perché i tempi italiani di accertamento dei reati, a differenza di quelli europei, sono insopportabilmente lunghi, e perché l'Italia è l'unico paese a consentire che la prescrizione dipenda dalla discrezionalità dei magistrati». «Il ddl ex Cirielli, già approvato alla Camera, ha dunque il merito di fissare un periodo certo, ed anche del tutto congruo, per la prescrizione dei reati», conclude. Polemico sull’Udc il ministro della Giustizia Roberto Castelli che sostiene che qualunque modifica alla legge va fatta da tutta la Casa delle Libertà «per dimostrare al di là di ogni dubbio che questa non è una legge ad personam».
Il ministro, a Bellaria dove è in corso la scuola politica federale della Lega Nord, alla fine sembra frenare sulla necessità di votare il ddl, sostenendo che «comunque questa legge tanto strumentalizzata e mediaticamente importante, rimane una buona legge ma non fondamentale». Diversi i toni di Andrea Gibelli, il capogruppo alla Camera della Lega, convinto che entro martedì la questione sarà risolta: «La Cdl si presenterà compatta al voto della ex-Cirielli», garantisce. Durissimo il giudizio di Francesco Cossiga che definisce la proposta dell’Udc: «Indecente, crassamente ignorante, equivoca, non coraggiosa, propria di chi in campo sessuale non abbia il coraggio di dichiararsi né eterosessuale né omosessuale né transessuale, ma si rifugia nel travestimento». E il presidente emerito aggiunge: «L’Udc decida: o con Berlusconi oppure, anche se Prodi si è rimangiato la promessa di dare la presidenza della Camera a Casini se vincerà le elezioni, con l’Unione. Ma forse - conclude - l’unico motivo per cui i centristi non vanno con l’Unione è che... l’Unione non ce li vuole».