Previti verso gli arresti domiciliari «Vuole battersi come un leone»

Continuano le visite in carcere. Tra oggi e giovedì la decisione dei giudici per i condannati di Imi-Sir

Gianluigi Nuzzi

da Roma

Spetta al Tribunale di Sorveglianza scandire i tempi che porteranno Cesare Previti e i condannati del processo Imi Sir agli arresti domiciliari. Forse già oggi, probabilmente tra domani e giovedì. Ma la scelta che verrà presa dalle toghe, il cosiddetto «giudizio di esecuzione» che si formerà al primo piano del palazzo di via Triboniano, non è così automatico. Sia nell’esito, sia nella tempistica. Così per tutta la giornata i difensori, da Francesco Pettinari per Vittorio Metta a Giorgio Perroni per Previti, attendono e sondano con la dovuta discrezione l’attività di vaglio delle richieste. E informano i familiari. C’è comunque da aspettare. Il conto alla rovescia parte infatti solo nel pomeriggio visto che la mattinata, a iniziare da quella del presidente Giuseppe Falcone, è volata via tra udienze e camere di consiglio in Tribunale e nelle aule di piazzale Clodio.
Dopo la pausa pranzo il destino di questi settantenni, condannati per corruzione, inizia a prendere forma con i giudici lì fino alla sera a studiare gli incartamenti e le istanze presentate in via d’urgenza sabato scorso. Ognuna diversa dall’altra. Previti chiede che gli sia riconosciuta la possibilità di tornare a casa per l’età e lì scontare la pena, come prevede l’ex Cirielli per gli ultrasettantenni. Metta, 69 anni e 9 mesi, ricoverato in ospedale per problemi cardiaci, sottopone la cartella clinica ai giudici per guadagnare anche lui i domiciliari. Oggi il terzo detenuto, Giovanni Acampora, presenterà con il difensore Carlo Taormina istanza per essere sottoposto a un intervento chirurgico.
I giudici della Sorveglianza si sono fatti mandare da Milano le motivazioni del processo d’Appello e altri documenti per rispondere alla domanda che il codice pone prima di ogni scelta: ci sono elementi che fanno ritenere la detenzione in carcere più sicura rispetto ai domiciliari? Bisogna cioè accertare l’affidabilità dei condannati, valutando un ipotetico pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Il fatto che tutti si siano costituiti subito dopo la sentenza rappresenta di sicuro un elemento di qualche peso nella valutazione complessiva. In particolare sulla presunta pericolosità il giudice di Sorveglianza dovrà chiarire in che termini l’eventuale detenzione domiciliare possa incidere o agevolare la commissione di altri reati.
Tra oggi e domani il magistrato di Sorveglianza deciderà così se, e a chi, concedere i domiciliari. Ma non è una scelta definitiva. Infatti, subito dopo, la pratica finirà al vaglio del Tribunale per una valutazione collegiale. In altre parole quanto deciso nelle prossime ore, passerà comunque una seconda e più approfondita valutazione. Insomma, la partita giudiziaria di Previti o, meglio, quella sulla sua detenzione è ancora completamente aperta. L’istruttoria richiede numerosi accertamenti. Prima di formalizzare una scelta definitiva, il Tribunale di Sorveglianza prenderà in esame diversi atti, chiederà un parere sui domiciliari alla procura di Roma e terrà in considerazione anche l’incensuratezza dell’ex ministro.
Intanto a Rebibbia si susseguono le visite per l’esponente azzurro giunto oggi al suo quarto giorno dietro le sbarre. Come ogni mattina, di buon ora, il primo a superare i cancelli è stato l’europarlamentare azzurro Antonio Tajani. Quattro chiacchiere tra la corsa allo scudetto, la Lazio e l’elezione del presidente della Repubblica. Uscito Tajani poco dopo è arrivato il sottosegretario Mario Pescante, quindi i familiari. Nel pomeriggio anche Daniela Santanchè: «L’ho trovato bene - commenta uscendo da Rebibbia - è lo stesso di sempre, intenzionato a battersi come un leone e per nulla intenzionato a darsi per vinto. Ho ritenuto giusto andarlo a trovare perché la politica è fatta da uomini e donne e per una donna di destra, come me, l’amicizia è un valore irrinunciabile».
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