Preziosi, arresti domiciliari «Può far fallire il Genoa»

Il presidente fermato per la bancarotta del Como mentre concede un’intervista. Nell’inchiesta lariana è coinvolto anche Moggi

Diego Pistacchi

Enrico Preziosi può far fallire il Genoa. E i magistrati lo arrestano. L’indagine è quella per bancarotta fraudolenta del Como, quella con altri indagati illustri, compreso il direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. Ma è anche un’inchiesta «vecchia», in corso da dicembre, e destinata a chiudersi entro una decina di giorni. L’arresto di Preziosi poteva arrivare per un motivo su tre: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, o reiterazione del reato. Eccolo, il rischio. Preziosi oggi ha un’altra società di calcio, il Genoa. E potrebbe ridurla sul lastrico. A dire il vero, proprio in questa estate che aveva portato il Grifone a rivedere la serie A dopo dieci anni e poi a sprofondare in C1 per la combine con il Venezia nell’ultima partita di campionato, Preziosi aveva messo già mano al portafoglio più volte. Prima per garantire con tredici milioni di euro in contanti la copertura dei debiti passati con l’Irpef entro i primi termini «perentori» imposti dalla Figc. Poi per far fronte a una vecchia pendenza con l’Inail (altri sette milioni). Infine per presentare una fidejussione bancaria che assicuri il pagamento dei superstipendi dei giocatori rossoblù che hanno accettato la serie C. Senza contare che venerdì era in programma a Genova la presentazione della «Fondazione» che avrebbe garantito il sostegno economico alla società più antica d’Italia a prescindere dalle fortune del suo presidente.
Tutti elementi che non sono però sufficienti per i magistrati comaschi a scongiurare il rischio di un nuovo fallimento calcistico di Preziosi. Per questo ieri, a fine mattinata, la Guardia di finanza si è presentata negli uffici di Cogliate, sede della Giochi Preziosi. L’imprenditore stava concedendo un’intervista proprio sulla situazione del Como Calcio. «Ci aveva appena spiegato, in modo tranquillo la sua posizione - è il flash che ha ancora davanti agli occhi Liliana Cavatorta della Provincia di Como -. Poi ha ricevuto una telefonata. Ha messo giù e ci ha detto di andare via. Dalla sua faccia abbiamo capito che tirava brutta aria». Una notizia inattesa, improvvisa, anche a Como. Perché non sembravano esserci fatti nuovi nell’inchiesta.
I magistrati avevano già in mano l’ultimo bilancio del Como firmato da Preziosi. E anche tutte le scritture private tra il re dei giocattoli e l’imprenditore Aleardo Dall’Oglio a cui aveva venduto la società prima del fallimento. Persino le copie di quegli accordi con Luciano Moggi sull’acquisto dei giocatori Piccolo e Pederzoli, per i quali la Juve avrebbe dovuto pagare un milione e seicentomila euro. Dall’Oglio sostiene che al Como arrivarono solo 20.000 euro perché il resto Moggi lo aveva pagato direttamente a Preziosi. Ma anche questo non era una novità. Si attendeva anche il 26 settembre per sapere cosa avrebbe deciso il tribunale sul contenzioso tra i nuovi proprietari del Como e lo stesso Preziosi al quale non vogliono pagare le ultime due rate per l’acquisto della società (700.000 euro) accusandolo di essere colpevole della mancata iscrizione del Como alla C2.
È arrivata invece la notizia dell’arresto di Preziosi, che non potrà lasciare la sua villa di Cadorago o la residenza di Desenzano. Il suo avvocato Lorenzo Crippa non comprende i timori dei magistrati di Como: «L’unico collegamento tra la situazione di Como e quella del Genoa è che Preziosi possiede un’altra società di calcio. Ma è come se venisse tolta un’auto a chi ha avuto un incidente e potrebbe farne un altro». Alfredo Biondi, difensore di Preziosi nell’estate calda del processo sportivo, ha sentito il presidente, descrivendolo «rattristato ma sereno». «Un po’ sconfortato, fatalista a forza di ricevere colpi del destino», precisa ancora l’avvocato Crippa. Da Genova intanto arrivano solo messaggi di solidarietà da parte dei tifosi genoani che ormai parlano apertamente di complotto e di accanimento giudiziario nei confronti di Preziosi. Sergio Maria Carbone, uno degli avvocati che lavorano al progetto della Fondazione, garantisce che la società calcistica non corre alcun rischio e che il progetto verrà comunque portato a compimento. Forse già venerdì come previsto.