Preziosi, attacco in caserma: «Noi in C? Juve tra i dilettanti»

Roberta Bottino

Enrico Preziosi davanti ai carabinieri di Roma che indagano sugli scandali del calcio per conto della procura di Napoli. Tutti si aspettano un presidente del Genoa che fa catenaccio, che cerca di difendersi a oltranza sui suoi rapporti con Luciano Moggi e sulla contabilizzazione degli affari di calciomercato sull’asse Torino-Como-Genova. Invece il Joker spiazza tutti e parte all’attacco. «Ho chiesto io di essere ascoltato, non sono indagato. Ho parlato del Genoa e non del sistema Moggi anche se questo è un mosaico. È tutto collegato, se si toglie una mattonella, cade tutto - ha raccontato il presidente rossoblù -. Avevo già denunciato tutto tre anni fa e mi hanno dato del farneticante».
Poi l’affondo e il riferimento ai torti subiti dal Genoa. «La Juventus in serie B sarebbe una promozione. Se il metro di giudizio sarà quello di Genoa e Venezia, la Juve dovrebbe finire tra i dilettanti - ha sorpreso i cronisti -. Io sono una vittima? Vedete voi. Sono una parte lesa, ma consapevole. Eravamo tutti attori di questo baraccone. Sono testimone di questo mondo, ma non accuso nessuno, sarebbe semplice farlo adesso, io l'ho fatto quando il sistema era forte e ricordatevi che il Genoa è retrocesso senza avere un processo regolare». E ha colto l’occasione per togliersi un altro sassolino, per smontare ancora una volta il falso storico della valigetta piena di denaro. «Non c'è mai stata una valigetta. C'era una busta con del contante che era stato prelevato regolarmente - ha detto Preziosi -. Un presidente non compra i dirigenti, se vuole una combine compra i giocatori. Io non ho mai comprato una partita. Le combine si fanno con i giocatori e, visto quello che è successo, anche con gli arbitri».
Un Genoa vittima, dunque che, forte delle novità di questi giorni, si aspetta anche una maggior attenzione da parte del nuovo vertice calcistico. Ma soprattutto avrebbe diritto di contare sul sostegno delle istituzioni. La speranza era che il primo colpo lo battesse il Comune, dove ieri è arrivata la vicenda Genoa. «Siamo per il rinnovamento - ha annunciato però prudente l'assessore allo sport Giorgio Guerello -. Mi trovo in linea con quello che disse lo scorso anno il presidente della Sampdoria, che auspicava una riorganizzazione totale del calcio. La Giunta di Tursi non sta ancora intraprendendo azioni legali, perché prima di muovere qualsiasi passo occorre vedere come andranno le cose a livello nazionale». L'assessore ha così risposto all'interrogazione presentata dal consigliere di An Giuseppe Murolo, che chiedeva un impegno da parte della Giunta sul caso Genoa e sull'eccessiva rigidità adottata nei confronti della squadra rossoblù da parte della giustizia sportiva.
«Il Comune di Bologna - spiega Murolo -, ha approvato a voto unanime un ordine del giorno nel quale chiede alle autorità competenti e al Governo di adottare certi provvedimenti per risanare il calcio. Non solo, chiede anche perorata la causa del club calcistico, e chiede che una volta accertato il carattere ingiusto del danno prodotto, siano presi provvedimenti adeguati per un risarcimento e una ricollocazione della squadra del Bologna in serie A. La vicenda genovese è simile, e la Giunta di Tursi dovrebbe prendere esempio dall'amministrazione bolognese». Giorgio Guerello resta però sul vago. L'impegno c'è, ma per il momento nessuna iniziativa. «Il giudizio sul Genoa è stato troppo rigido - conclude l'assessore -, implacabile e sommario e ha danneggiato non solo la società, ma l'intera città. Vedremo quale sarà il giudizio che verrà dato sulle altre squadre italiane e poi agiremo di conseguenza».