Preziosi dà forfeit, sarà interrogato stasera

Paola Balsomini

Doveva essere il giorno di Enrico Preziosi. È stato, invece, il giorno dei forfeit. L'atteso faccia a faccia tra il presidente rossoblù e il generale Italo Pappa non si è consumato: in via Allegri, negli uffici che ospitano gli interrogatori della giustizia sportiva, Preziosi ieri non si è neppure visto, mentre il capo degli 007 federali ha fatto solamente un'apparizione lampo. Preziosi, alla pari del figlio Matteo, ha ottenuto un rinvio di un giorno (o due) per «urgenti motivi di lavoro». L'interrogatorio è stato spostato così a questa sera alle 18, o a domani mattina, alle 9. Sconosciuti, per contro, i motivi dell'assenza di Pappa, che è rimasto negli uffici della Figc per una decina di minuti, prima di demandare il lavoro ad un pool di collaboratori.
Ma ieri c'è stata anche un'altra defezione, non meno pesante: quella di Pino Pagliara, manager del Venezia fermato dai carabinieri lo scorso 14 giugno con 250.000 euro in contanti nei pressi della sede della «Giochi Preziosi». Pagliara, che si era già rifiutato di rispondere ai magistrati della Procura di Genova, ha declinato anche l'invito dei giudici sportivi. «Il mio assistito non è un tesserato della Figc, e pertanto non si è sentito in dovere di rispondere alla convocazione a Roma», ha spiegato l'avvocato Mirko Mazzali.
Il primo a essere ascoltato dagli uomini della Federazione è stato, così, Serse Cosmi. L'interrogatorio dell'ex allenatore del Genoa è durato poco meno di due ore. Al termine della deposizione, Cosmi è apparso visibilmente irritato: «Sereno? E come potrei esserlo? Io sono tranquillo solo sul campo. Cosa ci siamo detti? Loro mi hanno chiesto alcune cose, io ho risposto secondo la mia coscienza. Grazie al cielo domani (oggi per chi legge, ndr) ci sarà la presentazione dell'Udinese. Queste sono le notizie che mi confortano».
Dopo Cosmi è stata la volta di Stefano Capozucca. «Non preoccupatevi, sono sereno», ha detto il direttore generale del Genoa prima di infilarsi nel portone della Figc. Il suo è stato un interrogatorio fiume. Cinque ore per smontare, pezzo dopo pezzo, i capi di accusa raccolti dalla Procura di Genova e trasmessi agli organi federali. «È stato un confronto leale, sereno, obiettivo - il commento di Capozucca alla fine della deposizione - Ho spiegato punto per punto i perché degli equivoci che sono nati nelle ultime settimane. Credo che la mia versione non possa essere contestata. Tranquillo? Sì, molto più di prima».
Soddisfatto, ma non ancora ottimista («Non è nella mia indole: io preferisco essere realista»), anche l'avvocato Alfredo Biondi. «Fortunatamente abbiamo a che fare con persone intelligenti e dotate di buon senso - ha detto, dopo essersi congedato da Capozucca - La nostra tesi oramai è conosciuta: siamo certi che molte delle intercettazioni telefoniche e ambientali acquisite dalla Procura di Genova siano inutilizzabili, alcune addirittura illecite. Non è ammissibile, in uno stato democratico, che qualcuno entri nella tua dimora per spiarti senza che tu abbia commesso nessun reato. Per fare questo i giudici hanno utilizzato un espediente processuale che, a nostro avviso, ha invalidato l'inchiesta e i suoi sviluppi. Questo è un processo malato, lo abbiamo sempre sostenuto. L'assenza di Preziosi? Aveva un appuntamento con un gruppo di imprenditori stranieri, sarà ascoltato appena possibile e ribadirà le parole di Capozucca». Ma Preziosi, come ventilato da più parti, farà i nomi di coloro che avrebbero offerto un «premio a vincere» a Piacenza e Venezia in occasione delle gare contro il Genoa? «È possibile che si parli anche di questo».
E che la linea difensiva del Genoa sia basata sul disconoscimento delle prove raccolte dalla magistratura ordinaria lo ha ribadito ieri l'avvocato Franco Coppi, che si è presentato in via Allegri senza però essere ascoltato dagli uomini della Figc (i regolamenti non consentono la presenza di più di due legali durante gli interrogatori). «Siamo sereni, non c'è motivo di preoccuparsi - ha detto Coppi ai giornalisti, mentre Capozucca stava raccontando la sua versione dei fatti agli investigatori federali - Sappiamo che i fatti ci daranno ragione. E sappiamo anche che le presunte prove trasmesse alla Federazione non potranno essere utilizzate».