Preziosi e l’auto-intercettazione: «Del Piero, Zeman e gli scudetti»

Nel 2006 definì marcio il calcio ma disse che Big Luciano era uno degli attori, non il protagonista

nostro inviato a Napoli

Tra telefonate spiate, tabulati, triangolazioni, pedinamenti e interrogatori, l'unica cosa che mancava nell'inchiesta napoletana sul calcio sporco era l'autointercettazione. Ha provveduto il patron genoano Enrico Preziosi. Presentandosi di fronte ai pm di Napoli nel giugno del 2006, aveva infatti definito «marcio» il sistema calcio e indicato in Moggi solo uno degli attori, e non il protagonista. Preziosi consegnò un cd con una registrazione di un pranzo a cui era stato con Adriano Galliani, presidente della Lega, quando il Genoa era in C e lui cercava di ricomporre lo scontro frontale con la Federcalcio, accennando a Galliani di voler incontrare proprio Carraro. «Voglio fargli capire chi sono realmente io - attacca Preziosi - cosa succede e cosa c'è dietro. Perché Pappa... Lo sai che Pappa tre volte m'ha detto: "Tanto nel calcio ci si rincontra sempre...". Il comportamento. I messaggi mafiosi». Galliani non risponde, e Preziosi continua: «Ma adesso è finita... La giustizia sportiva che è veloce dovrebbe mettere agli atti... Parlano tra di loro e tutta la procura. A lui l'ho chiamato l'altro giorno e m'ha detto: "Io mi dissocio"...». Galliani: «Peccato che non l'ha detto prima». Preziosi: «Io intendo andare avanti». Galliani: «Io non so niente, ti giuro. Non riesco a capire come è andata... Quando cerchi il colpevole... Purtroppo, a chi giova... Il delitto perfetto non l'hanno visto». Che si parli dello scandalo-doping della Juve, innescato dalle dichiarazioni di Zeman nel '98, quando il boemo allenava la Roma? Pare di sì. Preziosi ci torna su. «Questi qua hanno ammazzato le persone. Altra gente si ammalerà. Io non ho mai fatto sta roba qui... E condannato». Galliani: «In quattro anni... ». Preziosi: «E certo! In quattro hanno vinto tre scudetti». Galliani: «Tre scudetti». Preziosi: «Del Piero com'era? Poi Zeman. I giocatori in campo... Ma perché l'hanno salvato? Dovevano portargli via gli scudetti».
Parla di tutto, il patron del Genoa, anche di Cosmi, che «portava le troie negli spogliatoi». Torna sulla sentenza sportiva che ha riportato il suo Genoa appena promosso in A fino in C1, e in particolare della vicenda dei «bigliettini» scritti dai giudici durante l'arringa della difesa, che prendevano in giro lui e i suoi avvocati. E ancora di Italo Pappa, predecessore di Borrelli a capo dell'ufficio indagini. Preziosi: «Allora io voglio capire. Voglio vedere come si è sviluppata. Ma se Pappa ha detto a Carraro: "Una serie indefinita di illeciti". E Carraro è convinto. Perché qualcuno deve aver detto qualcosa di più. Io non so che cosa vuol dire comprare o vendere una partita... Fammi capire. Sono vittima di qualcosa che è nel calcio, o fuori del calcio? ... Io voglio capire la Caf! Quando mi faceva i bigliettini e mi sfotteva: "faccia da fesso", "cretino"... Avevano detto che il giorno dopo si riunivano. Io allora chiamo l'albergo. Gli dico: sono il cugino di Martellino che è lì. No! Sono già andati via. Non ci sono già più. Ed hanno fatto un verbale che loro erano in Camera di riunione! Ma non è possibile. Scusa, mi fai un processo e tre giorni prima mi fai già il dispositivo? E lo sai chi lo ha fatto il dispositivo? Lo ha firmato Martellino, ma mica l'ha fatto lui... L'ha fatto il figlio. Gli ho detto: falle tu, le motivazioni!. Guarda, Adriano, io non mi darò mai pace».