Preziosi giura amore eterno al Genoa: «Non mi muovo»

«Milito è influenzato dai procuratori»

Paola Balsomini

Attacca tutti, Enrico Preziosi è un fiume in piena. Non ama definirsi vittima, preferisce sibilare che esistono poteri forti che ce l’hanno con lui. Anzi non sibila ma parla. E lo fa a voce alta, accettando di partecipare ad una trasmissione in onda ieri sera sull’emittente locale «Telegenova». Vuole dire che lui non lascerà il Genoa e la sua gente, nemmeno in serie C. Però vuole la serie A e anche la B, ottenuta nel secondo grado di giudizio o per un ripescaggio, gli starebbe stretta: «Perchè l’abbiamo guadagnata sul campo, è nostra e ci spetta di diritto». Non molla, l’ex presidente. Le due parole sono ormai diventate un ritornello dell’estate, ma lui ci crede davvero: «Sono abituato a lottare, la vita mi ha insegnato questo. Continuerò a fare il mio lavoro, perchè la gente se lo aspetta. Io di qua non mi muovo, nel mio ufficio ho ricevuto centinaia di lettere che riportano manifestazioni d’affetto. Finchè questa gente avrà fiducia in me io continuerò a rimanere qui».
Comunque, dopo la vicenda Venezia e dopo la decisione di rispedire il Genoa nell’inferno della serie C, Preziosi cambierà qualcosa nel suo modo di agire e anche nella sua vita: «Prenderò casa a Genova, anche se qualcuno non sarà d’accordo.Non mi spavento perchè non si diventa per caso titolari di un’azienda importante come la mia».
Ha subito, tanto, in questo ultimo mese. Solo due giorni per festeggiare la promozione in serie A,poi è arrivata l’inchiesta, le accuse, la condanna. Giorni pesanti, che non si possono cancellare. E allora il Re dei Giocattoli passa al contrattacco: «Gli attacchi personali in questo periodo sono stati esagerati. Ho preso una società che stava fallendo con 27 milioni di euro di debiti. Ho preso io il club perchè non c’era nessuno a Genova che volesse farlo. Ora qualcuno vuole che io ceda la mano, almeno mi sembra di capire questo».
Preziosi condanna poi l’attacco di alcuni tifosi alla redazione del Secolo XIX: «La dirigenza si è già espressa. Qualsiasi azione di violenza è deprecabile e non può essere condivisa anche perchè la violenza attira violenza. Per queste cose non ci giustificazioni. Ma quindici mila persone sono state corrette. Parlare di una manifestazione violenta ieri è decisamente fuori luogo».
La vera violenza secondo Preziosi è quella delle intercettazioni: «Ci sono più di 4 mila di intercettati. Ci sono attacchi all’uomo. Questo è scandaloso».
Poi c’è la squadra (che ha pareggiato 0-0 contro la Carrarese). C’è Milito pronto ad andare all’Inter: «Milito ha chiesto quattro volte quello che guadaagnava, dei giocatori non bisogna innamorarsi. E’ vero che spesso ci ha tolto le castagne dal fuoco. Ma non bisogna pensarci troppo. Lui non è più il ragazzo di prima. Ora ci dice che ha altre offerte, lo ha contattato l’Inter. Io non tengo nessuno contro forza. Anche Lavezzi ha fatto sapere che vuole giocare in serie A»
Intanto è pronto il ricorso alla Caf e ieri è intervenuto anche il legale del Genoa Alfredo Biondi che ha condannato l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Le prospettive per una battaglia anche in sede d’appello ci sono tutti. Perchè Preziosi non molla: «Ci appelleremo e andremo a tutti gradi di giudizio. Non so quanti ma andremo fino in fondo».