Preziosi jr non risponde ai giudici Oggi Pappa passa il testimone

È entrato qualche minuto prima delle diciotto, uscendo intorno alle 18.30. Silenzio assoluto, Matteo Preziosi si è avvalso della facoltà di non rispondere. La ragione? Il figlio del presidente rossoblù, non risulta più tesserato per il Genoa dallo scorso trenta giugno. Lo stesso ragionamento che aveva fatto anche Giuseppe Pagliara, anche lui era stato convocato per ieri nella sede della Figc ma ha deciso di non presentarsi.
Bocche cucite da parte di Preziosi junior (che non era stato ascoltato nemmeno dai magistrati genovesi per un difetto nella notifica)ma hanno parlato i suoi legali. Ha iniziato il professor Franco Coppi: «Matteo Preziosi non ha risposto alle domande per una serie di ragioni di carattere tecnico. Per esempio, le intercettazioni sono inutilizzabili. Noi avvocati ci siamo assunti la responsabilità di consigliargli di avvalersi della facoltà di non rispondere perché in base a quello che abbiamo letto sui giornali il deferimento è ormai una cosa già decisa. Per questo sarebbe stato inutile parlarne qua, dovremo comunque farlo in altra sede». Coppi, poi, ha spostato l'attenzione su quello che potrebbe succedere.
Oggi il generale Italo Pappa, capo dell'ufficio indagini della Figc (ieri assente) dovrebbe consegnare la sua relazione al Procuratore federale Emidio Frascione che procederà, in tempi strettissimi, al deferimento. Che potrebbe essere ufficializzato entro la metà della prossima settimana: «Per quello che abbiamo letto sui giornali non possiamo essere certo ottimisti. Preoccupato? Pensiamo al fatto di dover affrontare un giudizio che pensavamo di evitare, ormai non ci preoccupiamo di un'eventuale retrocessione o di eventuali sanzioni perché speravamo di evitare il deferimento».
Poi l'avvocato Alfredo Biondi è intervenuto sul possibile tentativo del Torino di fare "pressioni" sul Venezia con possibili premi a vincere: «Durante l'indagine - ha detto Biondi - abbiamo fatto presente che esistevano fatti riguardanti altre società. Non vogliamo un'indagine unilaterale ma una par condicio giudiziaria».