Preziosi patteggia con Como per 5 milioni 800mila euro

I pm genovesi confermano l’associazione a delinquere

Piero Pizzillo

Preziosi tornerà libero. Ieri la Procura di Como ha accettato la proposta del presidente del Genoa: 5 milioni e 800 mila euro subito per ripianare il buco di bilancio della società lariana. Duecentonove creditori infatti stanno ancora attendendo di essere pagati: dal Comune a piccoli fornitori, erano stati i primi a muoversi chiedendo chiarezza sui trasferimenti di alcuni giocatori che due anni fa erano passati dalla società lombarda al Genoa. I fatti contestati all' imprenditore riguardano, infatti, gli esercizi finanziari 2002 e 2003. Secondo la Procura il numero uno del club rossoblù negli ultimi mesi di presidenza comasca avrebbe depauperato il patrimonio del club lombardo cedendo un gruppo di giocatori al Genoa, a quell'epoca già di Preziosi, a titolo gratuito o a prezzi ritenuti irrisori. La Procura citava al proposito i casi di Makinwa, Colacone, Belingheri, Caccia, Greco, Lazetic, Yapi, Bjelanovic e Gregori. Alla fine comunque è stata accettata la formula del patteggiamento e il Re dei Giocattoli, agli arresti domiciliari nella sua villa sul lago, a ore potrebbe tornare in libertà. Si è conclusa così l’altra vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Re dei Giocattoli, pronto a tornare nel capoluogo ligure già venerdì per la presentazione del progetto che dovrebbe distaccare le sorti della società da quelle del suo presidente. Per il momento non si parla di cessione del club, anzi Preziosi non sembra intenzionato a vendere anche se trapela un interessamento per l’acquisizione della società rossoblù da parte degli industriali Emilio e Claudio Riva. La vicenda che lo ha visto coinvolto per «bancarotta fraudolenta» sembra essersi risolta, anche se i guai per il Re dei Giocattoli non sono ancora finiti.
Infatti, sul fronte genovese dell’inchiesta a carico di Preziosi e coindagati sulla presunta combine relativa alla partiva Genoa - Venezia, è giunto il momento della presentazione del conto da parte dei pubblici ministeri Giovanni Arena e Alberto Lari, che appare piuttosto salato. Nel pomeriggio di ieri i carabinieri hanno notificato ai difensori il cosiddetto «avviso della conclusione delle indagini preliminari (Acip), che precede la richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse sono racchiuse in due paginette: «Enrico Preziosi, presidente, il figlio Matteo, collaboratore, e il direttore sportivo Stefano Capozucca sono accusati di associazione a delinquere e e frode sportiva, in generale e in particolare per quanto riguarda Genoa-Venezia del giugno perchè offrivano 250 mila euro ai dirigenti del Venezia Calcio, e un vantaggio non precisato, o qualche altra utilità al giocatore Borgobello e ad altri ancora non individuati per ottenere un risultato diverso, cioè la promessa che l’incontro sarebbe terminato con la vittoria del Genoa». Inoltre debbono rispondere di associazione a delinquere per aver compiuto una serie indefinita di frodi per le gare: Vicenza-Genoa del 20 febbraio, Triestina-Genoa del 16 aprile, Ascoli-Genoa del 23 aprile, Empoli-Genoa del 21 maggio, Piacenza-Genoa del 5 giugno. L’ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, il figlio Michele e il ds Pino Pagliara sono accusati di frode sportiva per l’incontro con il Venezia prendevano per buona la promessa dei 250 mila euro assicurando la vittoria del Genoa.
I Preziosi e Capozucca sono difesi da Alfredo e Carlo Biondi e dal milanese Lorenzo Crippa, i Dal Cin da Mariano Rossetti e dal genovese Riccardo Passeggi, Pagliara da Mirko Mazzali. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, poi la richiesta del pm.