Preziosi segna su rigore e suona la carica al Genoa

Trent'anni, tre mesi e otto giorni, un Mondiale (Corea e Giappone 2002) non proprio esaltante ed una fresca, dolente retrocessione con la maglia dell'Atalanta alle spalle. Cristiano Doni, fantasista col vizio del gol, nato a Roma il primo aprile '73, approdò a Genova - città d'origine dei suoi familiari -, alla Sampdoria, nel pieno della sua maturità calcistica. Fu presentato nella mattinata dell'8 luglio 2003, nei locali della nuova sede di Corte Lambruschini, come fiore all'occhiello della prima campagna acquisti in Serie A griffata Garrone & Marotta. Fu un investimento particolarmente oneroso: Doni costò circa 5 milioni di euro e rappresentò - e rappresenta tuttora - l'ingaggio «meno parsimonioso» da quando la nuova proprietà s'è insediata alla guida del Doria nel febbraio 2002.
In realtà, gli entusiasmi iniziali della Sud e le aspettative riposte in questo aitante centrocampista, destro naturale, abituato a partire dalla fascia sinistra e capace di andare a segno in 33 occasioni in tre campionati, vennero in buona parte disattesi. E non tanto perché al numero 27 ex atalantino difettassero quella classe e quella tecnica che lo avevano contraddistinto negli ultimi tempi a Bergamo e condotto fino all'azzurro della Nazionale di Trapattoni; ma soprattutto a causa di continui infortuni che gli consentirono di disputare in due anni soltanto 44 presenze (arricchite da 7 gol) più 4 gettoni complessivi in Coppa Italia conditi da altrettante marcature. Nel mezzo, anche un'operazione chirurgica per ripulire i legamenti della caviglia sinistra. Quella maledetta caviglia sinistra che lo perseguitava ormai da più di cinque mesi, da quell'8 novembre del 2003 in cui Cristiano s'infortunò per la prima volta durante Samp-Empoli. Tre settimane out e inizio del calvario. Eppure, fino a quel momento, - rigore sbagliato nella sconfitta casalinga contro la Lazio a parte - il neoacquisto Doni non si stava comportando male, anzi: in seguito ad un iniziale periodo di ambientamento, il 2 novembre aveva firmato, su calcio di punizione, il successo per 0-1 sul Bologna e aveva raddoppiato cinque giorni dopo, proprio contro l'Empoli, ancora da palla inattiva il vantaggio iniziale di Bazzani. Riavutosi poi dall'incidente, la sera del 14 dicembre '03, al ritorno in campo nel rovesciata-day di Flachi al «Renato Curi» di Perugia, il fantasista blucerchiato partecipò in modo determinante alla rimonta dei doriani sull'undici di Cosmi, siglando, ancora su punizione, il momentaneo 3-2 con la complicità del portiere umbro Tardioli.
Le reti quindi, seppur tutte da calcio da fermo, non tardavano ad arrivare, ma la qualità del gioco espresso, anche per via della latitanza della forma fisica migliore, lasciava sovente a desiderare: Doni non si calò mai pienamente nel ruolo di esterno sinistro designatogli e richiestogli da mister Novellino tanto che, in previsione della stagione successiva, la Samp si cautelò, per la corsia mancina, con l'ingaggio dello svincolato Max Tonetto. Nel frattempo, dopo la rete perugina l'astinenza da gol per Cristiano durò circa due mesi, mesi a corrente alternata. Successivamente, nel giro di una trentina di giorni, trafisse in rapida sequenza l'interista Toldo su rigore (Samp-Inter 2-2), il bresciano Agliardi su punizione (Brescia-Samp 1-1) ed il milanista Dida per il primo - unico e inutile - centro su azione in maglia blucerchiata (Milan-Samp 3-1). Poi l'operazione.
Serie A 2004-05, quarta giornata, al «Franchi» Fiorentina-Sampdoria. Al minuto 74, con i genovesi avanti 0-2 grazie a Bazzani e Sacchetti, Doni fece il suo ritorno sul prato verde ma, nel prosieguo della stagione, non lo fece mai a tempo pieno. Nel Doria che cullò fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata il sogno Champions, Cristiano rivestì i panni di comprimario di jolly del centrocampo: dirottato ora a destra, ora a sinistra e talvolta utilizzato anche al centro, non riuscì a lasciare il segno e palesò, ormai trentunenne, di aver perso lo smalto dei tempi migliori. Furono 22 le presenze totali nel secondo campionato con la Samp di cui 12 da titolare e 10 da subentrato. Un gol soltanto a fine anno, siglato - caso strano su punizione - proprio a quell'Atalanta, abbandonata in Serie B nell'estate '03, di cui fu capitano, bomber e capo carismatico. La stessa Atalanta riconquistata in questi mesi - in seguito all'annuale, deludente parentesi baleare al Maiorca - e di cui vuol tornare leader indiscusso. A trentatré anni suonati, con la rinata voglia di un ragazzino.