"Prezzi alti, pronti allo sciopero. Il governo tagli subito le tasse"

Bonanni, leader della Cisl: "È mancata una politica dei redditi. Ora bisogna ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente"

Roma - Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. I sindacati si ritrovano a fare i conti con un nuovo boom dei prezzi. Siete pronti?
«La Cisl lo dice da un anno e mezzo che bisogna riprendere una vera politica dei redditi. Senza risposte da parte del governo valuteremo sull’inizio dell’anno uno sciopero generale anche su questo».

Mettere governo e parti sociali intorno a un tavolo può essere ancora utile?
«In questi mesi si sono sentiti i soliti “soloni” dell’economia predicare tagli alla spesa e condannare la concertazione tra governo, sindacati e imprese. Oggi vorrei chiedergli quanto è costato in termini di spesa pubblica il non avere fatto una vera politica dei redditi, insieme alle parti sociali, per tenere a bada tariffe e prezzi».

Si riferisce al fatto che l’inflazione farà aumentare anche gli interessi sul debito e quindi la spesa pubblica?
«Certo. Vorrei che chi individua nel sindacato il male dell’economia italiana, adesso mi spiegasse quanto ci costerà questa impennata dell’inflazione al 2,3 per cento dopo il minimo storico di due anni fa. Oltre a indebolire i redditi dei lavoratori e dei pensionati, già fortemente danneggiati in questi anni, i nuovi aumenti rischiano di fare peggiorare la condizione generale del Paese».

E quale sarebbe stata la ricetta per evitare i rincari? In larga parte sono dovuti a fattori internazionali, come l’aumento del petrolio.
«È vero, ma è anche vero che lo Stato sugli aumenti dei carburanti ci guadagna regolarmente in termini di imposte e accise. Che invece bisognerebbe sterilizzare. Poi bisognerebbe intervenire sul cartello di fatto che si è creato sui settori che hanno registrato rincari. Penso a carburanti, energia, assicurazioni, credito. Su questo argomento i soloni non spendono una parola. Chissà perché».

E la concertazione sarebbe bastata?
«Non si può fare politica dei redditi senza avere tutti i soggetti interessati attorno a un tavolo. Bisogna stabilire le linee degli aumenti salariali e stabilire anche le linee di governo della concertazione. Perché a gennaio si annunciano rincari proprio in quei settori che non sono stati toccati dalle lenzuolate, cioè dalle liberalizzazioni».

Come si controllano concretamente i prezzi?
«Certamente non con ricette anni Settanta. Non i prezzi controllati, ma manca un’autorità. Controlli e penalizzazioni oltre a un Antitrust più forte».

Pensa che le liberalizzazioni dei servizi pubblici possano servire?
«Se saranno come quelle fatte fino ad ora, no. Se si liberalizzano i servizi locali bisogna aprire una discussione seria tra i soggetti interessati perché è chiaro che si creeranno dei monopoli di fatto. E non vogliamo che si ripetano casi come Autostrade, in cui nessuno capisce quali siano le regole dell’affidamento della concessione, i doveri di chi le gestisce ad esempio in fatto di manutenzione o di tariffe».

A proposito di anni Settanta. In questi anni di inflazione bassa, gli stipendi sono aumentati poco. Adesso che si è risvegliata non è che ritirerete fuori la moderazione salariale per non alimentare la spirale con i prezzi?
«No. Adesso è diverso. Stiamo rivedendo il modello contrattuale e vogliamo fare della contrattazione di secondo livello il perno. Ed è dimostrato scientificamente che gli aumenti degli stipendi quando sono legati alla produttività non comportano inflazione. Per questo noi chiediamo al governo lo sgravio fiscale totale degli aumenti di salario nel secondo livello».

A proposito di fisco. Il premier Romano Prodi ha detto che di fronte ai prezzi che aumentano diventano inutili i tagli delle tasse. È d’accordo?
«No. Vogliamo riduzioni fiscali forti e subito. Ci siamo stufati di pagare solo noi. Prima si riduce la pressione fiscale sul lavoro dipendente, prima si farà una vera lotta all’evasione, risanamento e chiarezza sulla spesa pubblica. Troppo facile prendere i soldi da chi non può non pagarli. Se il nostro reddito si è ridotto non è solo perché i salari sono bassi e i prezzi aumentano, ma anche perché paghiamo tasse troppo alte».