Prezzi più freddi: occhi puntati sulla Bce di Trichet

L’istituto di Francoforte manterrà oggi i tassi fermi al 3,25%, ma gli analisti vogliono capire se l’inflazione richiede ancora una «stretta vigilanza»

Rodolfo Parietti

da Milano

Jean-Claude Trichet non ha mandato messaggi, nè - tantomeno - segnali in codice da decifrare, che nulla hanno a che fare con lo stile di comunicazione del presidente della Bce. La riunione di oggi a Francoforte della Banca centrale europea non riserverà dunque sorprese: i tassi, come ampiamente previsto, resteranno fermi al 3,25%. Ma non per questo il meeting sarà privo di spunti di interesse.
Se la maggior parte degli analisti scommette su un nuovo giro di vite al costo del denaro in dicembre, meno certezze vi sono sull’evoluzione della politica monetaria nel 2007. Difficile che Trichet fughi oggi ogni dubbio, ma dalle sue parole si potrebbe capire se la Bce continua a considerare l’inflazione un pericolo tale da richiedere l’uso di «una stretta vigilanza». Negli ultimi mesi l’istituto ha più volte fatto ricorso a questa espressione, ripetuta con l’insistenza di un mantra, per preannunciare una stretta. O per motivarla, quando attuata. I recenti, forti ribassi delle quotazioni del petrolio, scese dal picco di luglio di 79 dollari il barile fino ai 60 dollari circa attuali, hanno tuttavia cambiato in positivo il quadro inflazionistico, con i prezzi nella euro zona scesi in ottobre all’1,6%, un livello ben al di sotto della soglia di tolleranza del 2% fissata dalla stessa Bce. È però altrettanto evidente che Trichet, spalleggiato senza esitazione alcuna da tutti i membri del board, non è solito ragionare e agire valutando ciò che accade nel breve termine. Tanto meno quando le minori spinte sull’inflazione derivano da un elemento volatile quale il greggio. Nuove tensioni geopolitiche, la comprovata efficacia dei tagli alla produzione disposti dall’Opec, un inverno più rigido delle previsioni potrebbero cambiare radicalmente lo scenario. E infatti, davanti al Parlamento europeo, il presidente dell’istituto ha sottolineato che persistono i rischi di un surriscaldamento dei prezzi il prossimo anno legati a un’eventuale crescita dei salari.
La prudenza, quindi, si impone. D’altra parte, resta ancora da «pesare» l’impatto sui prezzi che sarà causato, a partire da gennaio, dall’incremento dell’Iva deciso dalla Germania. Inoltre, l’ultimo dato sulla massa monetaria (più 8,5% in settembre) ha indicato come gli ultimi rialzi dei tassi non siano finora serviti a frenare la crescita. «Questo - spiega Luigi Speranza, analista di Bnp Paribas - fornirà più argomenti ai falchi del consiglio direttivo e ci attendiamo che nella conferenza stampa di domani (oggi per chi legge, ndr) la Bce utilizzi toni decisi, per preparare la strada a un aumento dei tassi in dicembre».
Più complicato rimane l’esercizio previsionale sulle mosse di Francoforte nel 2007, che potrebbe essere condizionato dal modo in cui Eurolandia sarà in grado di ammortizzare il rallentamento già in atto dell’economia americana.