Prg, la fretta

Dopo tanti anni di attesa Roma non ha bisogno di un piano purchessia, ma di risolvere i problemi

Quanto sembra stia avvenendo riguardo all’approvazione del nuovo Piano regolatore appare enorme. Non si tratta più solo dei suoi contenuti, su cui mi sono espresso più volte, ma anche delle procedure, forzate oltre ogni limite, tali da violare fondamentali norme giuridiche e diritti di terzi interessati, ponendo gravi ipoteche su uno strumento il cui ritardo ha già arrecato danni gravissimi alla città. A questa non occorre un Piano regolatore purchessia, ma uno capace di risolvere i suoi problemi e poter essere attuato nella certezza del diritto.
La modifica della legge regionale 38/1999, che praticamente elimina l’approvazione regionale solo per Roma - dove invece ci vorrebbe più cura nella verifica -, sembra non essere rispettata neppure nelle parti che già rendono formale l’esame. I tempi entro i quali si dovrebbe concludere la vicenda, strettissimi per il crollo del governo e la conseguente candidatura del Sindaco Veltroni alle elezioni politiche, vanificano il tempo trascorso per giungere a un’approvazione del Piano senza condizioni. Sembra che la Regione chieda modifiche soltanto in materia di rispetto di strumenti sovraordinati, peraltro inoperanti, giacché anche solo quello considerato, il Piano paesistico, non è stato ancora approvato dal Consiglio regionale. La Regione non ha altro da obiettare sul Piano di Roma? Sarebbe la prima volta che mi capita in 50 anni, sapendo quanto solitamente essa infierisca sui piccoli comuni, senza fornire loro indirizzi e aiuto.
E le controdeduzioni alle osservazioni? Fra l’altro, sembra che le modifiche conseguenti a esse che il Comune propone alla Regione di accogliere non derivino neppure tutte da osservazioni. Ad esempio, come si colloca il testo completamente rielaborato delle Norme tecniche di attuazione? Non dovrebbe essere riadottato e ripubblicato? Senza di esso i grafici sono muti.
Sembra, infine, che ai consiglieri comunali, non solo di opposizione, non sia dato neppure il tempo strettamente necessario per rendersi conto su cosa siano chiamati a esprimersi. Non so quali collaboratori suggeriscano a Veltroni e Marrazzo queste procedure. Ai dubbi occorre dare una risposta chiara e spero di essere smentito. Comportamenti non solo politicamente scorretti, ma che paiono giuridicamente inammissibili, potrebbero portare a conseguenze molto serie, per la città e per gli attuali amministratori.
*Urbanista