Prg, ultimo atto. Umiliato il Consiglio

Alla fine tra polemiche, interruzioni, minacce di ricorsi al Tar, catene e sit-in davanti al Campidoglio, il Piano regolatore è passato. L’aula ha approvato il Prg con 37 sì della maggioranza, 20 no del centrodestra e nessun astenuto.
Con una maratona durata quasi 48 ore, l’ultimo atto della giunta Veltroni (per cui tra l’altro il sindaco ha rinviato le sue dimissioni) è stato portato a termine. Il tutto però, come preannunciato, con la ferma opposizione del Polo. L’ostacolo principale era rappresentato dagli oltre 15mila odg presentati dal centrodestra, motivo per cui le votazioni rischiavano di slittare per giorni. Ed era proprio questo il nodo centrale della giornata: bisognava infatti decidere se votare gli odg prima, come chiesto dall’opposizione, o invece farlo dopo il Prg, come proposto dalla maggioranza e soprattutto da Veltroni, per fare in modo che il documento urbanistico fosse «adottato» entro ieri sera. E così, via a svariati colpi di scena, consultazioni improvvisate e tentativi di mediazione. Alla fine però la mediazione non c’è stata e la maggioranza ha approvato la proposta del capogruppo del Pd Pino Battaglia per l’inversione dei lavori: prima si vota il Piano regolatore e poi gli ordini del giorno. Apriti cielo: l’opposizione comincia a urlare allo «scandalo», inveendo contro la presidenza e contro la maggioranza. Fabio Sabbatani Schiuma (La Destra), Dino Gasperini (Udc) e Pasquale De Luca (Fi) si sono anche incatenati alle loro postazioni per protestare contro quello che ritenevano un «atto unilaterale e contrario allo spirito democratico». Anche il segretario romano di Alleanza Nazionale, Gianni Alemanno, ha attaccato duramente la decisione della maggioranza, descrivendo l’approvazione del Prg come «uno spot elettorale». L’esponente di An ha contestato fin dall’inizio la decisione di spostare l’approvazione degli ordini del giorno a dopo la votazione del Piano regolatore, accelerando così il varo di quello che il sindaco Veltroni aveva definito un «provvedimento storico». «Niente di storico in tutto questo - ribatte Alemanno -. Non c’è niente di storico nell’approvare un provvedimento che è costato 5 anni di lavoro in nemmeno 5 minuti». Ecco perché, secondo Alemanno la consiliatura si chiude «nel modo peggiore e la responsabilità ricade non sull’opposizione, ma sulla Giunta che ha fatto una scelta a favore dello spettacolo e non dei cittadini di Roma». Non è da meno il capogruppo di Forza Italia, Michele Baldi che tuona: «Chiudete questa amministrazione come l’avete cominciata, come se si trattasse di uno spettacolo. Voi consiglieri fate i soldati di un sindaco che nemmeno ha avuto il coraggio di essere in aula. Vergogna!». Di «Consiglio comunale umiliato da una maratona» parla il capogruppo di La Destra Fabio Sabbatani Schiuma: «Qualcosa di più andava fatta. L’aula è diventata solo passacarte. Questo Prg porterà a una grande speculazione edilizia mascherata dal rinnovamento urbanistico».
Con l’approvazione del Prg cala il sipario sull’amministrazione Veltroni. Lui, il sindaco uscente, arrivato in aula Giulio Cesare nel tardo pomeriggio, subito dopo la votazione, prima commenta il Piano: «Con la ratifica del Piano regolatore, è stata scritta una pagina della storia della nostra città». Poi l’annuncio: «Domani mattina (oggi ndr), come è giusto che sia, rassegnerò le mie dimissioni». Ma una cosa è certa: «In questi anni abbiamo lavorato incessantemente per Roma, seguendo con grande determinazione un’unica stella polare: l’amore per questa meravigliosa città».