Prg, varianti a favore dei grandi costruttori per l’edilizia privata

Gli ormai assurdi ritardi all’approvazione del nuovo Piano regolatore, adottato nel 2003, hanno indotto anche l’Associazione dei costruttori romani a protestare per le conseguenze negative prodotte sulle 331 opere pubbliche e i 4mila alloggi di edilizia economica e popolare fermi per questa ragione. La risposta dell’assessore Morassut rivela, a mio avviso, l’equivoco di fondo della politica urbanistica del Comune e i criteri che la ispirano. L’assessore vanta - e quasi rinfaccia ai costruttori - i 20 milioni di mc di programmi di edilizia privata attivati negli ultimi anni. Questa affermazione pone però due grosse questioni. I 20 milioni di mc hanno soddisfatto, in realtà, alcuni grandi costruttori, attraverso operazioni definibili piuttosto di tipo immobiliare e speculativo sulle relative aree, quasi tutte rese edificabili grazie ad apposite varianti del Prg, approvate con l’uso, improprio e smodato, degli «accordi di programma». In questo senso, quei costruttori certamente «hanno avuto molto», come lascia intendere Morassut.
Ma un’altra, più importante questione riguarda il motivo per cui, nonostante il blocco del Piano, quei 20 milioni di mc si sono potuti attivare attraverso vari espedienti, mentre non si è riusciti a bandire le gare d’appalto per le opere pubbliche e l’edilizia economica e popolare. Eppure, anche se in variante al Prg, è molto più facile e rapido approvare un progetto di opere pubbliche o un Piano per l’edilizia economica popolare, che interessano l’intera collettività, che non una lottizzazione privata. Evidentemente, le ragioni dei più numerosi costruttori piccoli e medi, che «costruiscono» opere pubbliche, non hanno il peso di chi può realizzare 20 milioni di mc di edilizia privata. So bene il motivo di questo ulteriore ritardo, ma il Comune non può dirlo. Forse per cercare di attribuire la responsabilità alla Regione, si dice che si attende che questa approvi il Piano paesistico, ma non si ha il coraggio di rilevare che su questo Piano, che dovrebbe limitarsi a unire i numerosi Piani paesistici esistenti per il territorio di Roma e a introdurre i necessari, obiettivi, aggiornamenti, il Comune ha presentato centinaia di richieste di modifica per rendere possibili tutti gli interventi progettati in variante al Prg. È scomodo ammettere che i Piani paesistici, che fino a ieri erano il «Vangelo», le cosiddette «invarianti» per la disciplina urbanistica, sarebbero stati declassati a strumenti di comodo per rendere più... divertente la politica urbanistica!
*Urbanista