Priebke, la Cassazione annulla il permesso: "Non esca a lavorare"

La Suprema Corte ha annullato il decreto con cui il tribunale di sorveglianza militare aveva consentito all'ex capitano delle SS, responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine, di lasciare gli arresti domicliari per recarsi sul posto di lavoro

Roma - La prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio il decreto con cui, il 25 maggio scorso, il giudice militare di sorveglianza di Roma aveva autorizzato l’ex ufficiale delle SS Erich Priebke, condannato all’ergastolo (che sta scontando agli arresti domiciliari) per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, a svolgere all’esterno attività lavorativa. Il collegio della Suprema Corte, presieduto da Giorgio Santacroce, ha infatti accolto il ricorso presentato dal procuratore militare della Capitale Antonino Intelisano contro il provvedimento di permesso accordato a Priebke, che venne sospeso proprio il primo giorno di lavoro esterno dell’ex ufficiale: quest’ultimo, infatti, non avrebbe comunicato ai carabinieri il percorso per raggiungere lo studio legale di via Panisperna dell’avvocato Paolo Giachini dove era previsto che lavorasse. Per Intelisano il permesso di lavoro prevedeva un orario troppo libero per un detenuto agli arresti domiciliari.

Il legale: "Sentenza scontata" L’annullamento del permesso lavoro a Erich Priebke è una "decisione scontata". È il giudizio espresso dall’avvocato Paolo Giachini, legale dell’ex ufficiale delle SS, dopo la decisione della Cassazione. "Questo è uno dei tanti provvedimenti con cui la magistratura ha dovuto subire pressioni politiche - protesta il legale di Priebke -. Si era già capito dalle proteste subito dopo la concessione del permesso che la vicenda avrebbe preso questa piega. Ma a 94 anni che può fare?".