Priebke licenziato dal giudice Torna agli arresti domiciliari

La libertà dell’ex ufficiale nazista dura un solo giorno. Il magistrato di sorveglianza gli ha revocato il permesso di lavoro. Il motivo: non ha comunicato gli spostamenti

da Roma

È durata solo un giorno la libertà di Erich Priebke. Troppa libertà per i gusti del giudice di sorveglianza: il magistrato militare di turno ha revocato all’ex ufficiale nazista il permesso di uscire dagli arresti domiciliari per recarsi al lavoro con la motivazione che «nel corso degli spostamenti avvenuti nella giornata del 13 giugno e nella mattinata odierna ha di fatto precluso la possibilità all’autorità preposta al controllo, di seguirlo fino al luogo in cui era autorizzato a recarsi non rispettando orari e modalità concordate».
La decisione, che non mancherà di rinfocolare le polemiche di una parte e sopire quelle dell’altra, firmata dal giudice militare Isacco Giorgio Giustiniani prevede quindi che «il detenuto Priebke non possa ulteriormente allontanarsi dal proprio domicilio per recarsi allo studio dell’avvocato Giachini».
Era stato effettivamente movimentato il primo giorno di lavoro del 94enne condannato per la strage delle Fosse Ardeatine. Un giorno di tensioni e proteste, con un mini-assedio ai suoi danni. La giornata inizia prestissimo. Eludendo la folla che lo attende, a bordo di un motorino guidato dal suo avvocato Paolo Giachini, l’anziano ergastolano raggiunge via Panisperna, dove si trova lo studio legale presso cui lavorerà. Lì rimane fino a poco dopo le 14. Qualche centinaio di persone - per la maggior parte giovani della comunità ebraica, gli stessi che prima avevano manifestato sotto casa di Priebke contro il provvedimento che gli consente di lasciare gli arresti domiciliari per andare a lavorare senza riuscire a intercettarlo - si spostano davanti allo studio legale dell’avvocato Giachini, dove appunto l’ex capitano delle SS ha iniziato, e subito terminato, la sua avventura lavorativa. Sono attimi concitati. Dalla folla partono cori e urla come: «Assassino, assassino», «Hai ammazzato pure i bambini», «Hai sparato in testa alla gente legata». I manifestanti imbracciano cartelloni con su scritto: «Tribunale militare vergogna»; «335 volte vergogna»; «Non dimentico le Fosse Ardeatine»; «I miei nonni sono reduci di Auschwitz io sono qui». A protestare anche una signora che porta un cartello con su scritto: «In rappresentanza del rione Monti - Priebke se questo è un uomo...».
Presente alla manifestazione anche Carla di Veroli, consigliera del municipio XI: «Chiediamo al ministro Padoa-Schioppa - dice - che giustifichi la spesa o che smentisca che si arrivi a un milione di euro l’anno per pagare la sorveglianza a Priebke». Sulla vicenda era tornato a parlare anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni: «All’amarezza per il permesso concesso a Priebke si aggiunge lo sconcerto per i modi, segno di un totale disprezzo di quel minimo di silenzioso rispetto con cui ciò sarebbe dovuto avvenire». Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, invece, procede alla convocazione del procuratore generale militare.
E c’è anche un’iniziativa della Procura di Roma che apre un fascicolo per fare luce sul permesso permanente di lavoro concesso dal tribunale militare. L’avvocato Giachini non demorde: «Il permesso è stato accordato perché la pena deve essere umana».