Le prigioni scoppiano ancora: 58mila in cella

Dai dati del ministero emerge una situazione esplosiva: in molti
istituti il doppio di reclusi rispetto alla capienza. Più della metà
sono ancora in attesa di giudizio, gli stranieri aumentano e in una
singola rinchiuse fino a 8 person. <strong><a href="/a.pic1?ID=307657">Torino, in 15 nell'infermeria senza finestre</a></strong>

Roma - La giustizia dà i numeri: nelle patrie galere piene come mai in precedenza albergano più detenuti in attesa di giudizio (29.504) che condannati in via definitiva (24.919). Oltre 16mila i reclusi che non hanno mai visto un giudice, 9.696 quelli che in cella aspettano l’appello. Per non parlare dei prigionieri stranieri saliti a 21.478 rispetto ai 17.750 di appena un anno fa. Il rapporto del Dap sulla popolazione detenuta aggiornato al 31 ottobre fotografa una situazione esplosiva. Che nel suo dato complessivo (quasi 58mila persone in cella rispetto alle 47mila del 2007) dà conto di una situazione «alloggiativa» a dir poco disastrosa.

Le cifre sciorinate dal ministero della Giustizia parlano da sole, indipendentemente dal raffronto con i dati sui 144mila procedimenti penali estinti per prescrizione nel 2007. Regione per regione, l’elemento «sovrannumero» regna sovrano. Fino a otto detenuti per celle singole. Sul territorio nazionale spopola l’iper affollamento in Lombardia (8.377 detenuti) Campania (7.338) e Sicilia (6.743). A Napoli-Secondigliano i presenti sono quasi il doppio (2.495) dei posti letto previsti. In Emilia situazione limite: alla Dozza di Bologna si schizza a quota 1.078 quando la capienza massima è di 483 unità. Per non dire di Modena (463 per 222 posti), Piacenza (359 per 178) e Ferrara (422 per 256). Preoccupa la Lombardia, a cominciare da Milano San Vittore (1.527 reclusi per 702 posti), Bergamo (524 per 210), Busto Arsizio (434 per 167) e Monza (765 per 420).

Da brividi i numeri su Bari (516 detenuti per 292 posti) e soprattutto Lecce (1.170 arrestati per una capienza totale da 681 posti). Spostandoci nelle isole, il risultato non cambia. In Sardegna le situazioni più critiche vengono evidenziate su Cagliari, Iglesias e Oristano mentre in Sicilia c’è l’imbarazzo della scelta: Caltagirone ospita 225 persone a fronte di una capienza di 75; il claustrofobico istituto di Favignana, posizionato dieci metri sotto terra, ne ha venti in più sui 90 di base; l’Ucciardone di Palermo ne conta 1.176 anziché 999, Termini Imerese 492 invece di 290, Siracusa 492 su 280.

Ovunque, o quasi, è un dramma. Laconico il commento di Riccardo Arena, speaker di Radio Carcere: «Una riforma sulle carceri non è più rinviabile. Si potrebbe ridurre il cosiddetto flusso (90 mila all’anno) di quelli che entrano e escono dopo pochi giorni: i detenuti in stato di custodia cautelare. Questi andrebbero arrestati quando è indispensabile, cosa che evidentemente non avviene se dopo pochi giorni escono. Il sistema delle pene andrebbe riformato, prevedendo sanzioni diverse dalla detenzione in carcere, sanzioni ugualmente punitive e magari esecutive già dopo la condanna in primo grado. Come dimostrano questi dati, si deve intervenire sull’edilizia penitenziaria. Il 50% delle nostre 205 carceri risale al 1200 o al 1800, vanno chiuse... ».