La prigionia di Natascha è un giallo Molti testimoni l’hanno vista da sola

C’è qualcosa che continua a non convincere nei racconti a «puntate» di Natascha, la ragazza autriaca rapita quando aveva dieci anni e rimasta prigioniera per otto. E la domanda che molti si pongono è questa: quanto la sua prigionia possa esssere stata più o meno «volontaria». La «sindrome di Stoccolma», potrebbe aver insomma rimescolato le carte di un’odissea che giorno dopo giorno si tinge anche di giallo. Il suo rapitore è morto suicida, restano solo le parole di lei, Natascha Kampusch. Ma anche quelle di chi in qualche modo l’ha conosciuta. Così ecco un nuova testimonianza dissonante dalla versione della ragazza. È quella di un abitante di Strasshof, il paese nei dintorni di Vienna, dove la giovane era prigioniera. L’uomo avrebbe visto più volte Natascha nell'auto del suo aguzzino Wolfgang Priklopil. Ma in più di un’occasione sarebbe stata sola. Dunque libera di fuggire. Diversi abitanti del piccolo villaggio si ricordano ora di avere notato Natascha. Non è l’unico testimone. Un altro abitante, giura di averla persino vista un giorno aspettare nell'auto di Priklopil, una Bmw, mentre lui mangiava tranquillo al «Chicken Grill», un ristorante in un vicino centro commerciale.
Il settimanale tedesco Stern scrive che Natascha avrebbe addirittura fatto all'inizio di quest'anno una gita con il suo sequestratore nella zona sciistica «Semmering-Hirschenkogel», a 100 chilometri da Vienna. Insomma qualcosa non quadra. Lei, tuttavia, smentisce. Naturalmente sempre dalle colonne dei giornali che la pagano profumatamente: «Mai stata a sciare con lui».