Prigioniera in casa per 25 anni e stuprata dal padre e dal fratello

Come raccontare l’indicibile? Dove tutto è «troppo». Talmente tanto da sembrare incredibile. Troppo l’orrore, troppa la violenza, troppa la sofferenza, troppe le grida d’aiuto inascoltate in questa turpe storia che di umano non racconta nulla. Viene in mente Fritzl il mostro.
Proviamo a dirla così: per 25 anni è stata schiava, prigioniera di un padre padrone che la stuprava. Che la brutalizzava. Segregata in casa, costretta alle più umilianti violenze. Nel silenzio complice e disgustoso di chi vedeva e taceva. E forse a sua volta subiva. Madre, sorelle, fratelli.
Potrebbe finire qua. Basta e avanza. Invece no. L’orrore continua, in un incredibile labirinto di folli perversioni. Di incesti. Fuggita dal padre è finita nelle mani del fratello, l’uomo che pensava l’avrebbe salvata. Ha trovato un nuovo carnefice, anche lui un mostro. Un ambulante quarantunenne, come suo padre di 64, integerrimo agli occhi della gente; un maniaco violento tra le mura di casa. Anche lui l’ha violentata, così come faceva «normalmente» con le sue figlie di 20, 12, 8 e 6 anni.
Adesso è finita. I due sono in galera, le loro vittime sono state strappate alle famiglie. Non potranno mai dimenticare, almeno le più grandi, e un giorno come ha fatto in questi giorni Elisabeth madre di sei figli nati da suo padre, dovranno ricordare in un’aula di tribunale. Fritzl in Austria si è beccato l’ergastolo.
Qui siamo a Torino, nella città operaia ma prosperosa dove l’indice si è abituati a puntarlo contro i troppi immigrati malfattori che ci abitano. È di origini pugliesi questa famiglia degli incesti. «Da quanto appurato sino ad ora - spiega il procuratore aggiunto Pietro Forno - sembra che in questa famiglia fosse in vigore una sorta di ius primae noctis del padre sulla figlia. La primogenita - aggiunge - era promessa al padre». Una regola che nel corso degli anni è stata estesa anche alle altre donne della famiglia.
Come capitato a una nipote, venuta per lavoro e finita ospite nella casa degli orrori. Anche per lei stessa sorte: violentata.
Ci si chiede come tutto ciò abbia potuto succedere, come si sia potuto nascondere una simile barbarie per così tanti anni. Nell’omertà, in un irreale silenzio che invece gridava. Questa donna, oggi di 34 anni, era costretta a vivere in una stanza senza luce elettrica, costretta ad abbandonare la scuola quando faceva la seconda media. Passarono dieci anni prima che trovasse il coraggio di ribellarsi. Aveva nove anni quando si ritrovò per la prima volta il papà nel letto, ne aveva 19 quando scappò dagli zii e denunciò gli abusi. Ma allora nessuno le credette, venne giudicata inattendibile. Per un esperto della Procura era afflitta dalla «sindrome della donna battuta», patologia che indica un disturbo della personalità di soggetti che per natura e cultura sono succubi. Così fu riconsegnata ai genitori. Lo scorso ottobre, finalmente la donna sporge denuncia. E stavolta gli accertamenti sono approfonditi. Con tanto di intercettazioni e microspie. Così i poliziotti ascoltano. Sentono i passi, i sospiri dei mostri. E il dolore delle vittime. «Papà, vuoi togliere la mano? Sei un bastardo, la smetti?», dice in lacrime una bimba di 8 anni. Poi parla la madre: «Stai pure nel letto, ma e meglio quando dormi, così non senti un c...».