Prigionieri del ghiaccio sull’asfalto

Audrey Martinat

La sera ha portato agli abitanti della Valle Stura una brutta sorpresa.La giornata era cominciata sotto i migliori auspici, una violenta e forte perturbazione aveva sorpreso la gente della valle che combatteva al mattino, con l'aiuto di ombrello e giacche, una pioggia torrenziale accompagnata da un forte vento. Purtroppo con il passare dei minuti e delle ore la situazione non migliora. Verso sera la temperatura scende e la situazione precipita: la pioggia si trasforma in neve. Una nevicata di rara intensità, accompagnata da tuoni, fulmini e con fiocchi compatti e pesanti. Le strade restano praticabili ancora per un paio d'ore, mentre lo strato di neve ghiacciata accumulatasi sui marciapiedi rende pressoché impossibile camminare. Infine verso le sette la situazione diventa difficile e preoccupante.
Impossibile circolare per la valle in direzione di Ovada o Genova, ma il peggio doveva ancora venire. Una situazione ben più drammatica comincia a delinearsi a poche centinaia di metri sull'autostrada A 26 in direzione Genova. E' proprio qui che il signor Oliveri, entrato in autostrada alle 18,30, è rimasto bloccato fino al mattino senza alcun soccorso e senza alcuna informazione per numerose lunghissime ore: «All'inizio pensavo che la gente rallentasse per paura di scivolare sulla neve o perché la visibilità non era delle migliori, la neve formava rapidamente uno strato compatto impedendo di vedere attraverso il parabrezza. Se mi avessero detto che avrei rischiato di rimanerci per ore - ricorda - non avrei mai preso l'autostrada per un tratto che si percorre normalmente in 20 minuti.Ho pensato, nevica molto, ma hanno sicuramente fatto passare le macchine spazzaneve o le hanno messe in allerta nell'autogrill: se non c'è nessun avvertimento e l'entrata è aperta, vuol dire che la situazione è sotto controllo. È incredibile quanto, a volte, si rischia di essere ingenui!».
I rallentamenti e l'attesa vengono dapprima accettati con calma e rassegnazione, ma dopo due ore viene notte e l'atteggiamento diventa seriamente preoccupato, una sorta di rabbia mista a incomprensione: «Aspettate un'ora, poi due e quando arriva la terza non vi importa più di sapere cosa succede, perché tutte queste macchine rimangono immobili, perché nessuno sa niente o perché nessuno vi dice niente, l'unica cosa a cui pensate è: come fare per restare al caldo senza consumare in anticipo tutta la benzina!». Ben presto la situazione diventa chiara: occorre passare la notte in macchina, il che significa, spegnere la macchina e riaccenderla di tanto in tanto per scaldarsi quando il freddo diventa insorpportabile. In una situazione di questo tipo ci si aspetta l'arrivo dei mezzi di soccorso, o in condizioni impraticabili, almeno l'arrivo di personale addetto con cibo, coperte e bevande calde. Niente di tutto questo! Solo un agente di polizia che, nel bel mezzo della notte, mosso a pietà decide di raggiungere a piedi l'autogrill e acquistare alcune brioches per distribuirle ai più affamati. Oliveri commenta: «Cosa sarebbe successo se insieme a me, invece di esserci mia madre, ci fosse stato mio figlio di un anno mezzo? Almeno i bambini e gli anziani avrebbero dovuto essere soccorsi. L'assenza di informazione ci ha inpedito persino di lasciare le automobili per raggiungere l'autogrill a piedi».
Più tardi si apprende che l'autostrada è stata bloccata a causa di due mezzi pesanti sbandati a causa dell'alta velocità.