Primari, torna l’obbligo di esclusiva

Introdotto nel 1999 da Rosi Bindi nel primo governo Prodi, fu reso facoltativo nel 2004 da Girolamo Sirchia durante l’esecutivo guidato da Berlusconi. I ministri Turco e Mussi fissano le nuove regole per disciplinare l’attività privata nel sistema sanitario e universitario

Roma - Per i primari di una volta, oggi direttori di dipartimento, torna il rapporto di esclusività con l’ospedale. E così per i docenti con i policlinici degli atenei. Lo annunciano i ministri della Sanità, Livia Turco, e dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, che ieri mattina si sono incontrati per accordarsi sulle nuove regole per il sistema sanitario e quello universitario.
Introdotta nel 1999 da Rosi Bindi, quando era al posto della Turco nel primo governo Prodi e resa facoltativa nel 2004 dal successore Girolamo Sirchia nel governo Berlusconi, l’esclusività verrà ripristinata non attraverso un decreto legge, come qualcuno prevedeva, ma all’interno del disegno di legge sul governo clinico e per l'ammodernamento del sistema sanitario che dev’essere definito entro febbraio, al termine delle consultazioni con le organizzazioni professionali e sindacali di categoria.
L’obbligo di operare solo all’interno delle strutture pubbliche e se in attività libero professionale in regime di intramoenia, riguarderà i dirigenti medici di struttura complessa del servizio sanitario e il personale docente universitario con incarichi apicali. Sarà legato alla durata dell'incarico e quindi reversibile (mentre per la Bindi era irreversibile).
I due ministri hanno anche deciso di aprire un tavolo di lavoro per mettere a punto con le Regioni il provvedimento che istituirà le aziende integrate ospedale-università, dove già non siano previste. Ad esse sarà anche attribuita la proprietà degli edifici che ospitano le strutture ospedaliere. Una novità che riguarda anche il Policlinico Umberto I di Roma e che sbloccherà l’avvio dei lavori di ristrutturazione. «Ora non ci sono più alibi», dichiara il preside della facoltà di Medicina e prorettore della «Sapienza», Luigi Frati. Durante l’incontro sono stati affrontati anche i problemi delle specializzazioni post laurea in medicina, delle nuove lauree per le professioni sanitarie e della formazione del personale sanitario.
La questione dell’esclusività non manca di innescare polemiche. È una «vecchia storia», per il presidente dell'Associazione nazionale primari ospedalieri (Anpo), Raffaele Perrone Donnorso: «Soltanto posizioni ideologiche, che non rispecchiano l'intento di migliorare i servizi per i cittadini». Secondo il sindacato dei medici italiani, l'obbligo di esclusiva è solo «un falso problema perché riguarda pochi medici: quello vero invece è la rivalutazione dell'indennità di esclusiva per tutti i medici dirigenti del servizio sanitario». D'accordo, ma con «alcune riserve», il sindacato nazionale radiologi e gli internisti ospedalieri della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti. Condividono la scelta della Turco e di Mussi, il presidente della Società italiana di ortopedia, Lanfranco Del Sasso, e il presidente dell'Associazione sindacale dei chirurghi ortopedici traumatologi italiani, Ugo De Nicola, ma notano «con sorpresa la mancanza di un percorso di concertazione e condivisione». Soddisfatta l’Associazione medici dirigenti Anaao-Assomed, mentre il sindacato dei medici ospedalieri Cimo-Asmd boccia senza appello l'accordo, «ennesimo regalo che affossa la sanità pubblica».
Tra i politici, assolutamente d’accordo è Ignazio Marino (Ulivo), presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato: «Garantire l'attività libero professionale solamente in regime di intramoenia contribuirà a migliorare l'organizzazione dei nostri ospedali pubblici». Di tutt’altro parere è Domenico Di Virgilio, responsabile del dipartimento Sanità di Fi, che definisce la scelta «puramente ideologica e chiaramente illiberale, e per questo contraria a quei principi su cui si basa una vera democrazia».