Primarie, in campo la coppia Berlusconi-Fini

Si studia anche un’altra strategia: presentarsi separati, ma per cercare un’investitura ancora più schiacciante

Fabrizio de Feo

da Roma

Il responso finale si avrà soltanto dopo le primarie dell’Unione, quando si conoscerà ufficialmente il nome dello sfidante nella corsa a Palazzo Chigi e la candidatura di Romano Prodi avrà ricevuto l’imprimatur del popolo di centrosinistra. La Casa delle Libertà, infatti, non vuole sprecare il vantaggio della «seconda mossa», la possibilità di replicare a freddo alle scelte degli avversari e magari spiazzarli con un colpo a sorpresa. Ma la scadenza è vicina e in queste ore concitate che fanno seguito alla piccola rivoluzione innescata dalle dimissioni di Domenico Siniscalco, i leader del centrodestra stanno già prendendo in analisi le varie opzioni da spendere al tavolo delle primarie per trasformare la «consultazione fratricida» in un’occasione per rafforzare la coalizione e aumentare la competitività della Cdl in vista della grande sfida del 2006.
C’è un punto, in particolare, su cui Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si stanno interrogando. Partendo dal presupposto che l’asse tra premier e vicepremier è saldo come non mai, i due leader - che in questo momento godono delle maggiori percentuali di consenso presso l’elettorato di centrodestra - stanno riflettendo su come proiettare questa nuova alleanza sulle primarie. Sono due le ipotesi allo studio. La prima prevede la presentazione del ticket Berlusconi-Fini già nella «disfida interna» alla Casa delle Libertà. Questa opzione avrebbe due vantaggi: fornirebbe una rappresentazione «plastica» dell’unità ritrovata tra i due maggiori partiti della coalizione e regalerebbe al centrodestra una carta in più da spendere nella sfida a Romano Prodi. Inutile dire che Berlusconi sarebbe candidato alla presidenza del Consiglio e Fini al «vicepremierato». Ma in caso di vittoria la candidatura in tandem potrebbe sdoppiarsi, con Berlusconi dirottato verso il Quirinale e Fini primo inquilino di Palazzo Chigi. In caso di sconfitta, invece, il leader di An verrebbe investito del ruolo di capo dell’opposizione.
Allo studio, però, c’è anche un’altra possibilità: far scendere in campo alle primarie tutti e tre i leader, ovvero Berlusconi, Fini e Casini l’un contro l’altro armati. C’è, infatti, chi ritiene che il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri possano, gareggiando da soli e sommando i propri voti, ottenere una percentuale complessiva più alta rispetto a quella derivante dal ticket. In questo modo Berlusconi e Fini strapperebbero all’elettorato di centrodestra una investitura ancora più schiacciante. È chiaro che tanto nel primo quanto nel secondo caso si parte da un presupposto: che Fini, al contrario di Pier Ferdinando Casini, non gareggi per vincere ma per fare in qualche modo «gioco di sponda» con Berlusconi. Il leader di An, parlando con i suoi collaboratori e colleghi di partito, su questo punto è stato chiaro: «Se Berlusconi sceglie di fare un passo indietro io sono prontissimo a candidarmi per Palazzo Chigi. Ma al momento non ha manifestato questa intenzione e io non mi metterò mai a competere davvero per la premiership. La scelta spetta a lui. E basta». È chiaro, però, che dentro il partito di Via della Scrofa il discorso di Fini a Reggio Calabria è stato visto come una prova generale per il «grande salto». E più di una voce, sia pure senza forzare i toni, si espone per ufficializzare subito il ticket Quirinale-Palazzo Chigi. «Io ci credo» dice Gustavo Selva. «Sappiamo tutti che se la Cdl vincesse le elezioni il candidato alla presidenza della Repubblica sarebbe Berlusconi. Allora meglio far conoscere da subito le nostre intenzioni agli elettori e candidare Fini per la presidenza del Consiglio». Una posizione sposata con chiarezza anche da Francesco Storace. «Se Berlusconi ritiene possa esserci una designazione di Fini allora sarà una campagna elettorale ancora più entusiasmante magari individuando l’obiettivo del Quirinale per il presidente del Consiglio. Se Berlusconi, invece, ritiene di candidarsi noi dobbiamo partire, pancia a terra, per fare questa campagna elettorale per lui».