«Primarie per decidere il nome della Festa»

Il responsabile ds Paganelli: «Serve un percorso democratico». I militanti: buttiamo la tessera

da Roma

Bisogna cambiare il nome alla Festa dell’Unità, o no? La proposta buttata lì dal margheritino Antonio La Forgia ha provocato lancinanti crampi allo stomaco ai militanti, già affetti da gastrite cronica all’idea di dover condividere il partito con i seguaci di Rutelli.
Incapace di decidere, ed evidentemente desideroso di scaricare la spinosa rogna sulle spalle di qualcun altro, il responsabile nazionale delle feste dell’Unità dei Ds, Lino Paganelli, ha tirato fuori l’idea geniale. Se il leader del Partito democratico sarà scelto con le primarie, si è detto Paganelli, perché non utilizzare questo sistema anche per la scelta del nome della festa? Che idea. Così le migliaia di volontari che da anni buttano il sangue ad arrostire salsicce non avranno nemmeno la soddisfazione di potersela prendere con qualcuno quando dovranno sudare sotto l’etichetta «Festa dell’Ulivo» o «Festa democratica» o altro.
«Ci vuole un percorso democratico e partecipato anche nel sistema delle feste - dice Paganelli -. Il nome della Festa del Pd si deciderà insieme, senza circolari che partono da cattedre universitarie. Le feste sono di chi le fa. Bisogna capire che non c’è solamente una festa nazionale dell’Unità, ma 4.500 gruppi locali che le organizzano».
Se a decidere saranno davvero quelli che lavorano alle Feste dell’Unità la risposta è scontata ed è già stata data attraverso tutti i canali mediatici possibili: il nome non si deve cambiare. Almeno la Festa dell’Unità deve continuare a chiamarsi nello stesso modo, come chiedono i tanti tesserati che si collegano col sito della festa. «Assolutamente impossibile rinunciare all’Unità - scrivono Roberto e Pieralberto -, siamo pronti a convertire la tessera da Ds in Pd, ma le Feste dell’Unità non si toccano».
Una cosa è certa: da quando si parla di Partito democratico e fusione con la Margherita la Quercia è devastata da dubbi, più morettiani che amletici per la verità. I ds perdono pezzi e compagni di viaggio, ma soprattutto temono di perdere definitivamente la vecchia identità senza averne trovata una nuova. Ingolfati da divisioni e problemi e non sapendo come risolverli invocano ogni volta le primarie come panacea di tutti i mali finendo, come in questo caso, per cadere nel ridicolo. Manca solo di sapere da che parte si schiereranno De Gregori e Venditti.