Primarie e patto con Maroni, le mosse di Angelino

Il neo segretario punta ad arginare "i signori delle tessere" e a rinsaldare l'alleanza con la Lega

Roma - La prima mossa l’ha già fatta nelle settimane scorse quando, nuotando sott’acqua e muovendosi con grande diplomazia, è riuscito a tenere buone tutte le varie anime del partito creando le condizioni per la sua investitura plebiscitaria. Ma adesso per Angelino Alfano arriva il difficile, la seconda mossa.
La strategia del neo-segretario è pronta, e sono pronti anche tutti quelli che aspettano il suo errore e dicono che non arriverà al 2013. Lui cercherà di «dare una sterzata» al partito evitando i siluri e fuoco amico. I punti-base per rilanciare il Pdl sono pochi e chiari: il patto di ferro con Roberto Maroni, che è quasi un’intesa generazionale tra i numeri due aspiranti delfini, la politica del sorriso e della moderazione, toni bassi e profilo istituzionale, il recupero al centro corteggiando Casini.
Se per il riposizionamento esterno è tutto già prevedibile e programmato, non è così sul fronte interno, dove potrebbero arrivare le vere grane. La sua idea di un «partito degli onesti» prevede una selezione più attenta dei candidati alle elezioni, maggiore fermezza con le correnti e un lavoro politico-psicologo per smarcarsi, ma non troppo, da Silvio Berlusconi.
E in attesa di constatare se anche in Italia potrà mai nascere un gollismo senza De Gaulle, Angelino dovrà dedicarsi a normalizzare il Pdl. Il primo capitolo aperto riguarda le primarie, che non tutti amano: nei prossimi giorni si aprirà un «tavolo» per fissare tempi e criteri. Alfano, per varare il suo partito degli onesti, vuole codificare delle regole per la selezione dei candidati. Dunque, primarie aperte e pochi euro per votare, per evitare i signori delle tessere. C’è il rischio di scontrarsi con i ras locali, per questo Alfano ha bisogno del sostegno il più largo possibile. Con la sua linea di cauto rinnovamento sembrano d’accordo i gruppi di Formigoni, Alemanno, gli ex An, Liberamente. Qualcuno parla di «coinvolgimento ampio», nel senso di una segreteria allargata, ma non è ben chiaro se questa scelta lo rafforzerebbe o lo indebolirebbe. La luna di miele non durerà in eterno: lombardi, sardi, pugliesi sono da tempo in ebollizione, per non parlare della questione Campania.
Poi, l’altro problema-chiave, il rapporto con la Lega. È singolare che a occuparsene, in una coalizione molto rivolta al Nord, sia proprio un siciliano. L’intesa con Maroni è un punto in suo favore e le sue prime parole dopo l’investitura sono state ben accette. «La nostra alleanza è solida. Con la Lega siamo gli unici ad assicurare stabilità e riforme». Il ministro dell’Interno ha apprezzato: «La prima impressione è molto positiva».
Infine, le scelte politiche da fare, dopo le sconfitte alle amministrative e ai referendum. La parola d’ordine? «I moderati siamo noi, facciamolo capire comportandoci da moderati».