Primarie, ecco la rivolta dei veltroniani: "Letta e Bindi, basta attacchi"

I fedelissimi del sindaco di Roma: vogliono demolirlo. Il ministro della Famiglia: "È sana competizione"

Roma - È proprio un «tutti contro tutti». Mancano più o meno 70 giorni alle primarie per la leadership del Partito democratico e nel centrosinistra cresce la tensione tra i diversi protagonisti, con uno scambio di battute e stilettate che tiene banco negli ambienti della maggioranza. In un clima già teso per i preparativi pre-gara, il sospetto lanciato da Enrico Letta sugli elenchi dei cittadini che votarono alle primarie del 2005 tenuti «top secret», ha avuto l’effetto immediato di benzina sul fuoco, suonando come un vero e proprio j’accuse nei confronti del principale candidato alla leadership Walter Veltroni. Il sindaco di Roma è sempre più nel mirino dei suoi colleghi, che ne denunciano, più o meno direttamente, l’essere in qualche modo «privilegiato» dai grandi apparati e dai vertici.

Al fuoco di fila contro Veltroni risponde per lo più il senatore dell’Ulivo, Goffredo Bettini, molto vicino al sindaco capitolino: «Indebolire Veltroni sarebbe un atto di autolesionismo. Ha dato una grande spinta a un processo politico in difficoltà e a tutto il Pd. Se si torna a mettere in campo una forza solo per condizionare chi allo stato è il più forte, e non per una legittima competizione, non è una buona politica. Neanche ai tempi della Prima Repubblica era così». Dopodiché, il senatore Ds non rinuncia a una stilettata ai concorrenti: «Veltroni non firmerà liste per le primarie che non nascano sotto il segno del rinnovamento e che non siano espressione della società e del popolo. Il rischio del verticismo perciò, semmai, si annida altrove».

Anche Giuseppe Fioroni, dalle pagine del Corriere della Sera, tuona «basta» e rileva che «con Veltroni, e non solo con lui, si è oltrepassato il limite. Ci vuole rispetto. Cos’è questa voglia di demolire il prossimo? Il sindaco di Roma viene accusato di essere un uomo degli apparati da gente che ha avuto e ha posizioni di potere. Si tratta di gente che sta nel governo».

La controffensiva è praticamente immediata. A cominciare dal deputato prodiano Franco Monaco: «Non vorremmo dare ragione al vignettista Vincino, secondo il quale Veltroni vola alto e il suo socio Bettini razzola in basso, ma certo con Bettini non c’è verso di capirsi». Alle parole del ministro Fioroni replica invece la senatrice dell’Ulivo Albertina Soliani: «Le dichiarazioni dell’onorevole Fioroni, per la mentalità che rivelano, sono deprimenti. Povero Partito democratico se i pensieri, il linguaggio, lo stile sono quelli della fase peggiore delle correnti Dc».

Insomma la confusione regna sovrana e qualcuno nella maggioranza invita alla calma, anche perché il rischio è che l’intera Unione da «tutta questa caciara ne esca notevolmente indebolita». «Il tasso di litigiosità all’interno del Pd - accusa il verde Paolo Cento - spesso attribuito a torto alle forze politiche della sinistra radicale, è troppo elevato. Sarebbe più utile se discutessero ad esempio di welfare». In serata è uno dei candidati in corsa, Rosy Bindi, a cercare di placare gli animi. «Qui nessuno è in guerra contro nessuno». Si tratta semplicemente, spiega il ministro della famiglia «di una sana competizione di idee e di programmi».

Ma intanto rimane un interrogativo: il «giallo degli elenchi» è chiuso o no? «Fino a quando quei dati non saranno resi pubblici, saranno legittimi i dubbi sul numero effettivo dei partecipanti», spiega il politologo ed ex parlamentare della sinistra Gianfranco Pasquino, che avanza anche una richiesta a Veltroni: «Che risponda lui e non Bettini alle preoccupazioni di Bersani sul “verticismo a cascata” che starebbe segnando il percorso verso l’election day del Pd».