Le primarie farsa sono quelle del centrosinistra

Francesco Damato

Alla faccia del “topolino”, come Eugenio Scalfari ha voluto sarcasticamente definire la decisione maturata nella maggioranza di ricorrere alle Primarie per superare le resistenze opposte dall’Udc alla conferma della leadership di Silvio Berlusconi. Non si è mai visto un topolino capace di provocare tanto rumore e panico dalle parti di chi finge di irridergli.
Romano Prodi, del quale Nicola Matteucci, che lo ha conosciuto bene, ci ha appena regalato un ritratto illuminante di ciò che è capace di fare, ha avuto la sfrontatezza di dubitare della serietà delle Primarie in gestazione nel centrodestra: lui, che alle Primarie è ricorso solo dopo essersi bene assicurato che non vi avrebbero partecipato concorrenti veramente in grado di contendergli la designazione alla guida della presunta Unione del cosiddetto centrosinistra. L’assenza di un concorrente diessino o della Margherita e le candidature marginalissime di personaggi come Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio, Scalfarotto e non ricordo più come si chiama quella ragazza che vorrebbe bendarsi, hanno trasformato le Primarie dell’opposizione in una falsa sfida a due fra Prodi e Bertinotti. Falsa perché lo sfidante è diventato sul piano politico il compagno di merende dello sfidato, pur avendolo rovinosamente sgambettato nel 1998.
Non a caso il professore in corsa verso le sue “vere” Primarie del 16 ottobre si è meritatamente guadagnato il soprannome di Prodinotti: metà Prodi, appunto, e metà Bertinotti, il suo apparente antagonista. Dal quale il Professore si lascerà condizionare nella definizione del programma per non replicare, in caso di vittoria nelle elezioni dell’anno prossimo, l’aborto subìto nella scorsa legislatura.
Abituato alle sue Primarie di comodo, Prodi diffida di quelle del centrodestra per motivi di bottega. Esse rischiano di togliergli l’argomento della leadership “proprietaria” o “monarchica” che con monotonia egli usa da tempo contro Berlusconi grazie anche all’improvvido aiuto fornitogli sui banchi della maggioranza da Follini e altri dirigenti dell’Udc. Alla cui richiesta di Primarie, visto proprio l’uso che ne fanno i suoi avversari, il presidente del Consiglio ha per fortuna smesso di dire no, accettando un passaggio dal quale, a mio avviso, egli ha da guadagnare più di quanto possa perdere. Ora nemici ed alleati insofferenti smetteranno di accusarlo di essersi designato e di volersi ancora designare da solo alla guida della sua coalizione. Essi sorvolano peraltro sul fatto che il partito del premier da solo ha raccolto nelle elezioni politiche del 2001 più voti di tutti gli altri del centrodestra messi insieme. Per quanto diminuito nelle elezioni europee del 2004 e nelle Regionali dell’anno scorso, il vantaggio di Forza Italia rispetto agli altri partiti della maggioranza non è certo stato vanificato.
Il fatto che l’opposizione perda l’argomento propagandistico della leadership “proprietaria” di Berlusconi e sia chiamata a fare i conti con un avversario designato con primarie autentiche, non di comodo come quelle di Prodi, dovrebbe consolare quanti nella maggioranza mostrano delusione o preoccupazione. Per quanto chieste spesso in modo scortese e sgradevolmente ultimativo, le Primarie del centrodestra possono diventare una vera «occasione di rilancio» della coalizione, come ha detto Fini. E possono anche aprire «potenzialità inedite per arrivare meglio al traguardo del partito unitario» dei moderati, come ha detto Bondi.