Primarie, finale scontato. Veltroni prende il potere e mette Prodi nell’angolo

Roma - E adesso, dopo che oltre tre milioni di ulivisti hanno incoronato le primarie di Veltroni? «Adesso Walter prende il potere», sintetizza ridendo il consigliere veltroniano Peppino Caldarola. Adesso, in ogni caso, inizia ufficialmente la scomoda «coabitazione» tra il nuovo leader e il vecchio. Che dal bunker di Palazzo Chigi deve far buon viso a cattivo gioco, e assicurare: «È un aiuto per il governo, che diventa più forte». Difficile però trovare qualcuno che ci creda, nel centrosinistra.

E’ andato a votare anche Prodi, a Bologna, naturalmente senza svelare per chi. Ma si può scommettere che non abbia votato per Veltroni. Con grande sapienza mediatica, l’Ulivo ha pilotato il crescendo dei dati sull’affluenza. Tenendoli molto bassi all’inizio, e fornendo proiezioni inferiori ai dati «reali» in possesso del comitato organizzatore. A metà pomeriggio, nel quartier generale si dava già per scontato il superamento dei tre milioni. E si faceva perfidamente notare che «alla fine, voterà più gente stavolta che nel 2005». Già, perché alle primarie di Prodi partecipò tutta l’Unione, a quelle di Veltroni solo Ds e Margherita. «Almeno un milione votarono furono i votanti di Bertinotti, Di Pietro e gli altri», spiegano i veltroniani. E se allora in tutto i votanti furono 4 milioni e 300mila, la conclusione è che Walter vale quanto Prodi, se non di più. «Ora - ha confidato un entusiasta Veltroni ai suoi, già intorno a mezzogiorno - dobbiamo chiederci perché questa partecipazione, quale impegno ci affida».

Già, quale? Caldarola spiega: «Ora Prodi dovrà accettare di avere un partito che lo incalza: il Pd di Walter non è quello che si era immaginato lui, quello che doveva organizzargli il consenso attorno al governo». Prodi si dice «più forte»? Lo sarà «solo se saprà interpretare il bisogno di cambiamento che c’è. Perché ora serve una sterzata, una scossa, e Veltroni è deciso a darla. Già dalla prima settimana, vedrete». Già, ai suoi il sindaco di Roma ha assicurato che la «scossa» arriverà subito. E il primo obiettivo sarà proprio il governo: forte di un’investitura ormai incontestabile, e pronto a farla valere, Veltroni rilancerà la necessità di ridurre in fretta il numero dei ministri, ma lascerà intera la decisione al premier: un modo per mettere un chiaro distacco tra il «suo» Pd, entusiasticamente disponibile a decimare la propria pletora di ministri e sottosegretari, e l’incerto Prodi che vorrebbe evitare terremoti in piena Finanziaria. E poi incalzerà sul fronte del chiarimento con la sinistra: «Non può più finire come col referendum sul welfare - spiega Caldarola - con i sindacati che hanno vinto nelle urne e Prodi che un minuto dopo si è messo a trattare con Rifondazione».