Con le primarie a Genova troppa pubblicità all’Unione

Ancora una volta, il centrosinistra ha scelto di usare il meccanismo delle cosiddette «elezioni primarie» per individuare, all’interno della medesima coalizione, il candidato più rappresentativo. Il prescelto, dovrà poi partecipare a una seconda competizione elettorale, per mirare a ricoprire la carica pubblica ambita. Si tratta di una operazione che, se dal punto di vista normativo appare lecita, altrettanto non si può dire che lo sia dal punto di vista politico. In effetti, le elezioni primarie creano una forte condizione di disparità. Ciò accade perché, le due elezioni che si susseguono, quelle primarie e quelle amministrative, consentono al centrosinistra e ai suoi rappresentanti di ottenere una quantità doppia di pubblicità. Tale operazione offre un’enorme visibilità soltanto a uno dei due antagonisti, mentre l’altro ne resta escluso. Inoltre, il meccanismo delle «primarie», così come è congegnato, permette il rastrellamento d’ingenti quantità di denaro, sotto forma di offerte spontanee fatte dagli elettori all’apparato pubblico. Nei periodi esclusi dalle compagne elettorali vige la raccomandazione, per i media, di equilibrare gli spazi offerti agli schieramenti dei due poli. Sicché, per evitare ricorsi ai vari comitati regionali per le comunicazioni, in mancanza dell’adozione di analoghe elezioni primarie da parte della Casa delle libertà, la grande disparità generata dalle elezioni primarie del centrosinistra, potrebbe essere democraticamente riequilibrata dalla concessione di un periodo più lungo di campagna elettorale per il centrodestra, oppure da una quantità maggiore di spazi pubblicitari durante le elezioni amministrative.