Dopo le primarie lite continua e l’Ulivo si spezza

I Ds tentano di ingabbiare Zara. I suoi sostenitori: «Marta? Invotabile, allora meglio Musso»

«Hasta la victoria siempre, questa è la vittoria di tutta l’Unione». Le prime parole di Marta Vincenzi, nella notte delle primarie, lasciavano ben sperare gli alleati sconfitti. E anche le seconde: «È stata una campagna difficile, perché noi tre candidati abbiamo dovuto spiegare in che cosa ci differenziavamo senza rendere poi impossibile lavorare insieme. Adesso dobbiamo ricucire». Solo che poi, a chi le chiedeva se nella formazione di programma e squadra terrà conto del 26 per cento di Stefano Zara e del 14 di Edoardo Sanguineti, SuperMarta ha risposto glaciale: «Continuerò a vestire da Zara e a leggere poesie di Sanguineti». Zara non l’ha presa bene. Intanto vuole «le scuse di Marta per avermi definito espressione dei poteri forti, altro che ricucire. Lei giura di non averlo detto, ma io ho i virgolettati. O è sempre colpa dei giornali?». E poi avverte: «Il risultato delle primarie dice che io sono il secondo partito della coalizione, qualcuno dovrà tenerne conto».
E così il giorno dopo son tutti preoccupati. Perché quel dannatissimo 26 per cento andrà, come si dice in politichese, capitalizzato. I vertici ulivisti ci han provato subito, a risultati ancora caldi. È stato Rosario Monteleone il segretario regionale della Margherita a esporsi, pare su invito dei Ds, offrendo a Zara un posto da capolista dell’Ulivo. Lui ha risposto picche: «Era già grigia la vita da parlamentare, figurarsi se mi metto a fare il consigliere comunale. Largo ai giovani, io torno a costruire il partito democratico». In verità, raccontano i collaboratori dell’ex presidente degli industriali, «i Ds ci hanno provato, ma non riusciranno a ingabbiare Zara». Ingabbiare perché, dicono, se l’Ulivo riuscisse a riassorbire Zara e i suoi eviterebbe la dispersione di voti e teste, là dove già l’altra sera fra gli amici di Zara c’era chi prometteva: «Marta? Invotabile. Farò il voto disgiunto, scegliendo il candidato del centrodestra Enrico Musso e poi l’Ulivo». Li hanno soprannominati «zaristi catacombali», perché militano nelle fila di Ds e Margherita, hanno votato Zara contro il diktat delle segreterie e ora vivono nascosti, «se confessiamo riaprono i Gulag per noi».
Un problema, il voto disgiunto, che i Ds non negano, non fosse altro che Musso ha già aperto la porta: «Zara in giunta? Perché no» ha detto a Telecittà. «Faremo la campagna elettorale, definendo un’alleanza più larga possibile, poi vedremo» commentava ieri Alfonso Pittaluga il segretario provinciale. Che deve scongiurare anche il rischio di una lista civica. Zara ha giurato che mai la farà, ma fra i suoi c’è chi la vorrebbe e avverte: «Se ci prendono a schiaffi non possiamo fare altro».
La soluzione sarebbe far spazio in giunta agli zaristi, magari con Zara vicesindaco, ma mica è semplice, c’è la coda. Si son visti già l’altra sera, i pretendenti. Amministratori vecchi e attuali, da Giorgio Guerelli a Gianfranco Tiezzi, da Rosario Amico a Luigi Picena, da Marisa Bacigalupo a Paolo Pissarello, da Roberta Morgano ad Anna Castellano. E gli «a volte ritornano» come Tullo Mazzolino, che sbatté la porta della Margherita per passare a Forza Italia e adesso è sul carro di Marta la vincitrice.
Ieri i Ds son tornati a sottolineare il la grande partecipazione alle primarie, «qui han votato in 35mila, a Palermo in 20mila - segnalava Pittaluga -. Certo, alle primarie per Prodi erano in 61mila, ma quelle erano state pubblicizzate per molti mesi e poi c’era Berlusconi da battere». Ecco appunto, s’è fatto una risata Alfredo Biondi il presidente del Consiglio nazionale di Forza Italia: «Il centrosinistra va a votare compatto solo se c’è Berlusconi da sconfiggere. Parlano di successo? Si accontentano di poco, visto che ha partecipato meno del 10 per cento di chi andrà a votare alle elezioni». Se An parla di «flop» e la Lega Nord di «sceneggiata dal risultato scontato», Forza Italia si domanda, in caso di vittoria, come farà Vincenzi «a tenere insieme i cocci di un vaso già rotto».
Come si diceva, SuperMarta non pare darsene pena. Fra l’altro il programma lo ha già scritto. Si chiama «Oltre Genova, l’Europa»: cento pagine con tutto, dalle scelte della città-porto a quelle sui servizi alla persona. È in libreria, costa solo 12 euro, i vertici dell’Ulivo, comprandolo, forse riasparmieranno qualche inutile riunione.