Le primarie-ombra a colpi di mail per farsi candidare

Messaggini e catene di Sant’Antonio lanciate da chi spera in un posto in lista

E poi dicono che le primarie non si fanno. Magari non serviranno a niente, ma certamente sono già iniziate. A destra come a sinistra. Sono estemporanee, un po’ fai-da-te e un po’ organizzate da terzi. Ma ci sono e si moltiplicano. In tempi in cui le liste elettorali sono ormai probabilmente in via di ritocchi marginali più che di rivoluzioni, si moltiplicano i sondaggi on line e i blog, si intasano le caselle di posta elettronica e le catene di Sant’Antonio con messaggini sul telefonino.
La costante è l’appello: «Votami e fammi votare». Candidati e soprattutto aspiranti cercano l’appoggio di circoli, movimenti, simpatizzanti. E li invitano a intervenire sui sondaggi organizzati su Internet, a scrivere lettere ai giornali, a far passare la voce. Qualche volta finisce che si scopra il trucchetto. Perché a forza di far girare le mail, a forza di «inoltra» capita che arrivi anche la firma originale di chi ha ispirato tutto. Cioè il «candidabile» che sollecita. O magari che ringrazia chi ha fatto propaganda.
Dividendo gli schieramenti, si notano due atteggiamenti diversi. Nel Partito Democratico si aspettano le «primariette», probabilmente c’è più disciplina di partito che spinge a non mettere in discussione le scelte. Risultato: sì, c’è chi spinge, ma soprattutto c’è chi punta a recuperare gli elettori. In questi giorni sta circolando una mail fatta apposta per richiamare i «delusi». Non certo pochi. «Forse, per la prima volta, è meglio non andare a votare con questa legge elettorale», è il messaggio buttato lì per scatenare il dibattito. Un messaggio subito subissato di risposte, che ovviamente smontano la sfiducia: «Sbagliato, bisogna sempre esercitare il diritto al voto», è il refrain. «Sono dello stesso parere, visto anche il momento», incalza subito un altro destinatario che a sua volta rilancia il messaggio a tutti i conoscenti. È un tam tam che deve raggiungere più persone possibili, per far capire che la maggioranza ci crede. Insomma, «we can». «Boia chi molla», ripulito e tradotto.
Nel centrodestra invece il problema è diverso. Al Popolo della Libertà si spalanca l’opportunità di fare bottino pieno. I posti disponibili dovrebbero essere molti più di quelli di due anni fa. Spazio per gli uscenti e per le «nuove proposte»? Macché. È proprio uno scontro generazionale. Le «facce nuove» contro gli «esperti». Sindaci, consiglieri, dirigenti e attivisti che si sono spesi da più o meno tempo per il progetto di Silvio Berlusconi assaporano l’occasione del salto di qualità, ambiscono al «premio» tanto atteso. Di fronte hanno però anche gli uscenti, che sentono di aver diritto alla riconoscenza. I mezzi sono diversi e fanno sentire la differenza di età. Gli aspiranti parlamentari preferiscono il computer. E oltre alle mail invitano a partecipare ai sondaggi sui siti. Così si scopre che alla fine in testa alle preferenze ci sono anche esponenti che sicuramente non troveranno posto perché nessuno ha mai pensato di candidarli. Il partito è davvero così lontano dalla base? Attenzione a trarre conclusioni affrettate, perché sui siti si può anche votare più volte. Basta ad esempio attendere due ore e ricollegarsi per esprimere all’infinito lo stesso voto. Oppure, molto più semplicemente, basta considerare che la base è anche quella che non vive a pane e internet. E che il voto vero, quello sì uno solo, lo esprimerà in cabina il 13 e 14 aprile. Ma mancano ancora più di sette settimane. E i piccoli navigli, su internet, navigano ancora.