Primarie: Pisapia, il Vendola milanese affonda il Pd

L’ex deputato di Rifondazione conquista la nomination col 45% e sarà l'anti-Moratti: "Un
miracolo". L’architetto scelto dal partito fermo al 40. Formigoni: "Candidati alla sconfitta"

Il processo ai dirigenti del Pd è già partito. Dopo che hanno scommesso sul cavallo sbagliato alle primarie, si preannunciano dimissioni a catena: c’era il rischio di un caso Vendola sotto la Madonninia, e si è materializzato ieri alle 23.30 quando si è chiuso lo spoglio delle schede per le primarie del centrosinistra. Sarà il candidato sostenuto da Sinistra e libertà, l’avvocato ed ex parlamentare del Prc Giuliano Pisapia a sfidare Letizia Moratti alle comunali del 2011. Lo ha votato il 45,3% degli elettori che dalle 8 alle 20 si sono messi in coda anche sotto la pioggia per sgomberare dal campo il candidato del Pd Stefano Boeri, dato indietro per settimane nei sondaggi. E la previsione è stata confermata. L’archistar si è fermato al 40,1%. Un buon risultato per l’ex presidente della Consulta Valerio Onida corteggiato anche dai centristi, ha ottenuto il 13,4% delle preferenze, solo l’1,7% invece per l’outsider Michele Sacerdoti. Non ci hanno preso neanche sull’affluenza: gli organizzatori speravano di sfondare il tetto dei centomila elettori, alle 13 festeggiavano il 13% in più rispetto alle primarie 2006 ma alla fine il bilancio è magro. Circa 67mila alle urne, la metà del previsto e addirittura ventimila in meno di quattro anni fa. Da una prima analisi, la sinistra critica è riuscita a conquistare o arrivare testa a testa anche in quartieri tradizionalmente roccaforte del Pd, persino in via Padova dove l’architetto ha concentrato gran parte della campagna. Boeri telefona a Piasapia: «Mi sono messo a sua disposizione, è stata un esperienza fantastica. Grazie al Pd per il sostegno, sono convinto che questa esperienza non si chiuda qui». Il capogruppo milanese del Pd Piefrancesco Majorino che lo aveva sponsorizzato della prima ora ammette che ora «ci saranno difficoltà, ma con il necessario spirito unitario possiamo affrontarle. Certamente è un segnale che va letto, noi militanti sosterremo il candidato sindaco chiunque esso sia. Sicuramente c’è uno spirito di radicalizzazione del centrosinistra che Pisapia ha saputo interpretare. Vedremo se sarà un buono spirito per vincere le elezioni a Milano». Pisapia ha atteso i risultati a casa, a risultato quasi ufficiale è stato accolto dagli applausi al comitato elettorale di via California: «Abbiamo fatto un miracolo, ora ce ne aspetta un altro. È stata una vittoria di tutti» e adesso «conto sull’appoggio di tutti gli altri candidati».
Un risultato che scatena un terremoto a sinistra ma apre scenari diversi anche per il centrodestra. Il Pd in caduta libera rende più concreta l’ipotesi di una discesa in campo dell’ex sindaco Gabriele Albertini come candidato per il «terzo polo». Gli elettori delusi dal centrosinistra potrebbero spostarsi al centro. La Moratti cerca di tessere un laboratorio di alleanze allargate, ma Fli e Udc - anche a seconda di come evolverà il quadro nazionale - potrebbero optare per la corsa solitaria o scegliere un candidato comune (magari proprio Albertini) ampliando il patto all’Api di Rutelli. Se la Moratti ha rinviato a oggi i commenti sulle primarie, il governatore Roberto Formigoni ieri le smontava con una battuta: «Sono il metodo con cui il centrosinistra sceglie il candidato che sarà sconfitto». E il segretario provinciale della Lega Igor Iezzi dopo l’esito le bolla come «una sconfitta per il Pd su tutti i fronti, una vera e propria catastrofe. Il candidato dell’estrema sinistra umilia quello ufficiale di Bersani e gli elettori delle primarie non eguagliano neanche quelli di 5 anni fa. La conferma che il Pd non ha più la capacità di ascoltare i milanesi. Per Milano e i quartieri popolari l’unica possibilità di rinascita è rimasta la Lega».