Primarie, Rutelli scopre le truffe

Nuove prove in tv: <strong><a href="/video.pic1?ID=primarie2007_roma" target="_blank">guarda i video di Roma</a></strong> e <strong><a href="/video.pic1?ID=primarie2007_milano" target="_blank">Milano</a></strong>. In Sicilia denunce alla Digos. Il vicepremier: poca trasparenza

Roma - Un vicepremier, Francesco Rutelli, un governatore, Renato Soru, un candidato di Agrigento, Giuseppe Arnone. Contestano i voti, l’organizzazione. Chi dice «brogli», chi «procedure scombinate». Per Soru parlano i fatti. Si è recato nella sede dei Ds per impugnare il voto in Sardegna: il voto delle primarie del Partito democratico che da piazza Santi Apostoli ieri si ostinavano a definire, con orgoglio e monotonia, «trasparente». E intanto da tutta Italia spuntavano casi di voti ripetuti, voci di affluenze che apparivano organizzate. Abbiamo votato domenica con Cristian, romeno, per cinque volte a Roma. Abbiamo votato con Micaela, 17 anni, per altre tre a Milano. Ma forse era solo l’inizio.

«Con questi brogli nasce il Partito democratico dei mascalzoni», scrive dalla Sicilia, e lo griderebbe se potesse, il candidato Giuseppe Arnone. E ha presentato una denuncia alla Digos. Ha chiamato i carabinieri nei seggi. È successo un pandemonio, domenica per le primarie del Pd, ad Agrigento.

Parlano di macchine cariche di extracomunitari accompagnati da «passeur», accompagnatori, di strane promesse: «Non votate per l’altra lista sennò vi cacciano dall’Italia». Ma anche dalla Campania arrivano notizie su operazioni non chiarissime. E addirittura Francesco Rutelli a metà pomeriggio dichiarava: «Sono molto preoccupato, mi hanno riferito di procedure quantomeno scombinate e denunce di poca trasparenza».

Il presidente della Sardegna Soru, sconfitto, annuncia di essere «moralmente e politicamente il vincitore». Era in guerra contro il senatore fassiniano Antonello Cabras, ma rivendica: «La differenza di voti con Cabras è inferiore al numero delle schede annullate, che erano tutte a mio favore». Il segretario regionale dei Ds Giulio Calvisi gli ha risposto: «Questa è una casa di vetro dove gli atti sono a disposizione di tutti».

Non sono certo di vetro le urne con gli incassi delle primarie. Al momento ci sono proiezioni e non cifre certe: «Abbiamo detto che hanno votato 3 milioni e 400mila elettori giusto? - calcolava il coordinatore per la Margherita Mario Barbi, a piazza Santi Apostoli, con alcuni giornalisti - dunque abbiamo guadagnato almeno 3 milioni e 400mila euro. Ne abbiamo spesi 2 milioni. Siamo ampiamente sopra».

Ma quali sono i numeri reali? Striscia la notizia ieri ha mandato in onda un servizio simile a quello del Giornale, mostrando come fosse facile votare più volte domenica, fino a sei a Roma e quattro a Milano. Ma ieri il neosegretario Veltroni ripeteva: «Anche questo è uno degli eventi patologici. Non si può fare neanche un’elezione di condominio senza che qualcuno gridi ai brogli». E Piero Fassino, come un giradischi: «Quelli di Forza Italia hanno il chiodo fisso dei brogli e non se lo tolgono dalla testa». Ci sono le foto, le ricevute, le testimonianze dirette. Non importa: da Piazza Santi Apostoli sono stati lanciati fulmini: «Un solo quotidiano ha tentato di appannare una grande festa della democrazia», ha borbottato il coordinatore Antonello Soro. E in serata l’ufficio stampa dei Ds ha accusato Striscia di «solerzia nell’emulare il Giornale».

La festa al Pd non l’ha fatta però solo Il Giornale, ma anche gli addetti ai lavori: «La macchina organizzativa della Campania non ha brillato - conferma al Giornale Donato Mosella, capo della segreteria politica di Rutelli e candidato a Napoli - né prima, né dopo il voto. Fortunatamente da Roma sono arrivati dei funzionari per fare in modo che nessuno abbia la tentazione di alterare un voto limpido, con volontari bravissimi». Campania commissariata per le primarie? «Ci sono dei rallentamenti, delle sciatterie, al centro Utar di Napoli dove sono i verbali...».

Il candidato agrigentino Arnone, vicino alla Margherita, in corsa contro il viceministro delle Infrastrutture Angelo Capodicasa, racconta al Giornale: «Ho chiamato i carabinieri perché vedevo arrivare al seggio battaglioni di extracomunitari, erano accompagnati dai caporali, sempre le stesse persone. Ne conoscevo uno. Lo fermo e gli dico: Mohamed, ma come mai siete tutti qui a votare? E lui: “Siamo qui perché votiamo per la lista che vuole l’immigrazione contro la lista che ci vuole mandare a casa”. Tutti avevano in tasca il facsimile di Capodicasa».
(ha collaborato Gaetano Ravanà)