Le primarie? Serie come una tombola di famiglia

Mi dica in due parole se le primarie indette dalla sinistra sono una cosa seria oppure no.


Seria, gentile lettrice, serissima. Lo dice il nome stesso: primarie, che dunque sono tutt’altra cosa dalle secondarie. Talmente seria da indurre la punta di diamante della sinistra, ovvero il coacervo intellettuale equo, solidale e movimentista rappresentato dalla società civile, dal ceto medio riflessivo, dai girotondini (temporaneamente affetti da crampi), dalla tribù del Palavobis, di Gstaad e di Porto Cervo di prender parte con un loro jockey allo steeplechase ulivista (o unionista? Non l’ho ancora capito).
Malauguratamente il fantino poi non s’è trovato (per non dire del cavallo) ed è un vero peccato: pensare che se le primarie si decidessero a briscola, come forse sarebbe più giusto, Enzo Biagi avrebbe spopolato.
Vede dunque, gentile lettrice, che le primarie non sono robetta da ridere. Prenda l’intemerata del tosto Castagnetti alla temuta candidatura del signor Ivan Scalfarotto (per via del cognome che ricalca l’affettuoso nomignolo col quale la maestra si rivolgeva a un nostro amatissimo ex presidente della Repubblica - «Tu, piccino, sì, tu piccolo Scalfarotto, vieni qui e recitami la Cavallina storna» -, è quello per cui tifo, sempre che lo facciano scendere in lizza). «Non possiamo giocare - ha strillato il Castagna - con una prova seria di democrazia come le primarie». Prova seria di democrazia, sissignora.
Quindi niente Scalfarotti a compromettere il responso bulgaro delle urne e la vittoria primaria - per la secondaria si vedrà - di Prodi. E Michele Serra? Vogliamo parlare di Michele Serra? Imbufalito perché dalle colonne del Giornale Mauro della Porta Raffo suggeriva che tanto per far chiarezza dovremmo votare alle primarie per Fausto Bertinotti anche noi che ulivisti (o unionisti? Boh?) non siamo, Serra si è scatenato. Non si può, ha scritto, «buttare in sghignazzo» una roba importante come le primarie. Buttare in sghignazzo, sissignora. Serra, che quotidianamente butta in sghignazzo la presidenza del Consiglio, butta in sghignazzo i ministri di Stato, butta in sghignazzo mezzo Parlamento, butta in sghignazzo oltre la metà dell’elettorato e, quando in trasferta, butta in sghignazzo perfino la Casa Bianca, di sghignazzi e di come li si butta se ne intende assai.
Addentando in tal modo Mauro della Porta Raffo (senza tuttavia mai nominarlo, alla gesuita) intendeva pertanto ribadire che le primarie sono cosa seria, serissima. Come la tombola di famiglia che lì per lì sembra un gioco, ma diventa per niente scherzosa quando ci si impegna a far vincere costi quel che costi il vecchio nonno Romano, sennò poi pianta una lagna che non finisce più.
Paolo Granzotto