«Primarie per il sindaco se Moratti dice no»

I coordinatori azzurri Lupi e Casero: «Non siamo convinti»

Sabrina Cottone

A Roberto Formigoni le primarie piacciono molto, anzi moltissimo. Tanto che il governatore della Lombardia, dopo averle lanciate per scegliere il successore di Berlusconi, suggerisce di importarle a Milano. E scatena le reazioni dei vertici cittadini di Forza Italia, contrari allo scontro tra aspiranti candidati a Palazzo Marino o almeno convinti che non sia il momento migliore per discuterne. Formigoni invece pensa già alle incognite del domani: «Se Letizia Moratti ci sta, è lei il candidato. Altrimenti mi sembra che chi solleciti le primarie indichi la strada giusta».
La scelta di Letizia Moratti è stata compiuta direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che l’ha annunciata da tempo. Una formalizzazione della candidatura è attesa in autunno, ma il presidente della Lombardia mette fretta: «Il candidato letizia Moratti piace, ma non la vedo ancora pienamente in pista, non ho ancora sentito un “sì, ci sto”. Fino a allora, è giusto sondare la sua disponibilità. E se non la darà, si dovrà ragionare ancora».
Un ragionamento che non convince i vertici azzurri. Maurizio Lupi, commissario milanese del partito, invita a concentrare l’impegno su altri fronti: «Non facciamoci del male. Le primarie sono un problema che in questo momento non riguarda il centrodestra a Milano. Abbiamo un candidato forte che si chiama Letizia Moratti e questo ci dà un vantaggio considerevole sul centrosinistra, usiamolo per dedicarci al programma e far sentire la nostra presenza in città».
Opinione condivisa da Luigi Casero, commissario di Forza Italia insieme con Lupi, che in più aggiunge una critica stessa al sistema delle primarie in sé: «Non sono un vero strumento di democrazia. Questo delle primarie rischia di diventare un tormentone. È un’iniziativa difficile da organizzare e non praticabile, a meno di non voler organizzare primarie fasulle come in Puglia o come quelle per Prodi. Le priorità adesso sono ben altre, la discussione sul partito unico e l’impegno nella gestione degli ultimi nove mesi». E poi, secondo Casero, esiste anche un problema di cultura politica. Se negli Stati Uniti hanno un senso, non si può dire la medesima cosa in Europa. «Negli Usa - spiega Casero - i partiti praticamente non esistono, ma da noi la situazione è diversa e fare le primarie significherebbe sciogliere i partiti. È meglio praticare la via della democrazia interna».
Totalmente contrario alle primarie anche Bruno Simini. «È vero che bisogna stare in mezzo alla gente, ma per capirne i problemi e non per rinunciare alle proprie responsabilità. E la scelta dei candidati è una delle responsabilità della politica» sostiene il capodelegazione degli assessori azzurri. Simini anzi è convinto che la capacità di scegliere le persone giuste sia stato e continui a essere uno dei punti di forza del partito: «Forza Italia è un movimento di opinione che ha avuto il coraggio di proporre amministratori capaci anche se non noti. E io credo che debba continuare su questa strada». Cita il caso Albertini che non sarebbe mai potuto esistere con le primarie: «È stato indicato direttamente da Berlusconi ed è la prova vivente che le primarie non servono».
Rimandare la questione all’autunno sembra a tutti la soluzione migliore. Maurizio Lupi ricorda che manca ancora un anno alle elezioni: «È giusto che il ministro non sciolga le riserve adesso ma a ottobre. Per il momento concentriamoci sul programma».

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