Primarie, tutto per aria Onida demolisce il Pd: "Riti da vecchio potere"

L’ex presidente della Consulta smaschera la finzione del voto: &quot;«Apparato al servizio di un solo candidato. Il patto è violato&quot;<br />

Quel che sta accadendo sulle primarie, i capi del Pd milanese non lo avrebbero previsto neanche nel peggior incubo. E solo il concomitante arrivo di Fini a Milano ha - in parte - distratto l’attenzione generale dal caos in cui si sono infilati a sinistra con l’idea di scegliere in questo modo lo sfidante di Letizia Moratti.
Le polemiche vanno avanti da giorni, ma il patto fra i candidati è definitivamente saltato ieri. E - attenzione - non ad opera di qualche mezza figura di partito. A far esplodere tutto, infatti, è il candidato politicamente più moderato, il più prestigioso dal punto di vista del profilo personale, e apparentemente il meno popolare dei tre quanto a consensi: Valerio Onida, un giurista importante, che ha alle spalle ha percorso istituzionale prestigioso che lo ha portato fino alla presidenza della Corte Costituzionale.
Tutto nasce dalla scelta del Pd di scendere in campo massicciamente a favore di uno dei candidati, Stefano Boeri. Una scelta che Onida ha contestato fin dall’inizio, perché condiziona il risultato sottraendo di fatto agli elettori il potere di scelta. La situazione diventa intollerabile per Onida quando anche la "par condicio" fra candidati viene meno. A far deflagrare l’accordo è la questione degli elenchi, gli indirizzari dei simpatizzanti che sono nella disponibilità del partito e non dei candidati indipendenti. Per ristabilire condizioni eque Onida chiede un rinvio, e dibattiti nei circoli del Pd. Il partito cerca di metterci una pezza sugli elenchi. Ma sul rinvio non ci sono margini. Neanche Giuliano Pisapia se lo può permettere, perché parte da una situazione di vantaggio e sa che ogni giorno che passa va a favore del finora meno conosciuto Boeri, che può contare sull’apparato: non una macchina da guerra, ma pur sempre un buon numero di militanti da schierare nella propaganda.
E Boeri infatti ha cercato anche ieri di gettare acqua sul fuoco. "La situazione tra noi candidati è ottima - ha assicurato - e la cosa più importante è che c’è una circolazione di idee simili che si arricchiscono attraverso il confronto e il contributo di ciascuno di noi". Un quadro idilliaco che Onida ha smontato subito, proprio di fronte al no che è stato opposto alla sua caparbia richiesta di una nuova data per il voto. Così Onida è passato a demolire le ipocrisie del Pd. E a Roberto Cornelli, segretario metropolitano del partito, ha risposto a muso duro che la battaglia non è "contro la Moratti", ma "per dare a Milano un nuovo sindaco", "per cambiare radicalmente il modo di fare politica", non per "sostituire ad un sistema di potere un altro". "Questa è la battaglia vera" - ha detto impietoso - e invece "i dirigenti locali del Pd e di altre forze politiche hanno deciso di farne invece una competizione fra "vecchi" partiti, un rito di ratifica delle loro scelte e una prova di forza della loro capacità organizzativa e propagandistica. Così spengono la speranza".
In serata Onida ha garantito che resta in corsa "per rispetto nei confronti del popolo delle primarie, continuando a lavorare per il rinnovamento della politica", ma ha anche assestato il colpo più duro. "Il patto di alleanza sottoscritto tra i candidati - ha detto - perde le sue condizioni". Come dire: se perdo non sosterrò chi vince.