Primarie Usa, Giuliani ed Edwards si ritirano

Dopo la netta sconfitta in Florida l’ex sindaco di New York getta la spugna: appoggerà il senatore McCain. Stessa decisione anche da parte dell'ex senatore democratico: "Mi ritiro, ma conquisteremo la Casa Bianca"

Roma - John Edwards e Rudolph Giuliani gettano la spugna. L’ex senatore democratico della Carolina del nord e l’ex sindaco di New York restano "ex" e non correranno per la nomination per le presidenziali americane di novembre.

Decisiva la sconfitta in Florida L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani annuncerà il proprio ritiro e l’appoggio al senatore John McCain poco prima dell’ inizio del dibattito televisivo serale in California tra i candidati repubblicani. Lo rendono noto fonti vicine ai due politici, citate dai media negli Usa. Giuliani ha messo in programma un incontro con la stampa nella biblioteca-museo presidenziale di Ronald Reagan a Simi Valley, in California, che sarà anche lo scenario del dibattito. Giuliani parlerà intorno alla mezzanotte italiana e precederà di un paio d’ore il confronto televisivo, in programma alle 17:00 locali (le 02:00 di giovedì in Italia).

L’abbandono di Giuliani è maturato sull’onda della sconfitta nelle primarie in Florida. Sullo "Sunshine State" aveva puntato tutta la propria campagna l’inventore della Tolleranza Zero ed eroe dell’emergenza scatenata dagli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001; invece, come i sondaggi minacciavano da settimane, si è piazzato appena terzo, raccogliendo un misero 15 per cento delle preferenze contro il 36 di John McCain e il 31 del mormone Mitt Romney. A McCain sono andati dunque tutti i 57 delegati che la consultazione assegnava per la convention del partito in settembre, quando sarà formalizzata la nomination. Si votava anche tra i democratici, ma si trattava di un’indicazione puramente simbolica, la Florida essendo stata privata per intero dei delegati spettantegli: il partito glieli ha infatti revocati come sanzione per aver violato le regole statutarie, anticipando a gennaio la data delle primarie. Per la cronaca ha stravinto Hillary Rodham Clinton, che con il 50 per cento delle preferenze ha surclassato Barack Obama, infliggendogli 17 punti di distacco; a John Edwards il 14.

Giuliani aveva snobbato i "caucus" inaugurali nello Iowa e persino le primarie in New Hampshire, per tradizione rivelatrici del futuro andamento elettorale, per non parlare delle scadenze minori successive: gli avversari erano all’onor del mondo, e lui non si vedeva mai. L’elettorato ha finito per dimenticarlo. Anche perchè, e questo è stato lo sbaglio tattico, l’ex sindaco mai ha cercato di riguadagnare terreno su schermi e pagine con qualche sortita a sorpresa.

Edwards: "Mi ritiro ma vinceremo le elezioni" "Il partito democratico riprenderà la Casa Bianca e farà storia", ha detto John Edwards annunciando il ritiro, "è tempo di farmi da parte". Un epilogo atteso, tanto che nelle settimane scorse era circolata la voce che Edwards potesse ritirarsi a fronte dell’offerta di un ticket con uno dei candidati favoriti, Hillary Clinton e Barack Obama. Quanto a quest’ultimo, oggi ha incassato il sostegno di Jimmy Carter. Per ora Edwards non dice chi appoggerà fra i due contendenti. C'è tempo per decidere.

Il "tram chiamato desiderio" di John Edwards si è fermato al capolinea da dove era partito: tra i poveri di New Orleans. Tredici mesi fa, in jeans e in maniche di camicia, Edwards aveva annunciato nella città ancora devastata da Katrina la candidatura alla Casa Bianca facendosi paladino del cambiamento. Ha gettato oggi la spugna, dopo essere arrivato al terzo posto nei primi test della campagna elettorale: Iowa, New Hampshire, South Carolina e ieri Florida.

Quella che si è conclusa oggi, tra i volontari di Habitat for Humanity impegnati a ricostruire il Villaggio dei Musicisti di New Orleans, era la seconda sfida di Edwards alla conquista dell’Ufficio Ovale: nel 2004, battuto alle primarie da John Kerry, era stato scelto come numero due del ticket democratico. La corsa era nata stavolta sotto cattivi auspici: con la notizia che il cancro al seno della moglie Elizabeth era tornato con metastasi. La decisione di restare in pista aveva acceso un dibattito all’insegna del conflitto tra famiglia e politica. Coraggiosamente in prima linea al fianco del marito, Elizabeth Edwards era stata una eloquente portavoce della piattaforma per un’America più giusta: 55 anni, di Seneca in South Carolina, Edwards aveva fatto della sua infanzia povera, dell’ambiente operaio in cui era cresciuto, il simbolo dello spirito populista di una campagna dalla parte dell’uomo della strada. Laureato in legge, era diventato milionario come avvocato in difesa degli interessi delle vittime della negligenza delle multinazionali e degli errori dei medici ottenendo risarcimenti record per i suoi clienti. Nel 1996 la morte del figlio sedicenne Wade gli aveva sconvolto la vita: Edwards sospende ogni attività per sei mesi e quando riemerge si butta in politica. Due anni dopo vince un seggio al Senato, la rivista People lo nomina ’l’uomo politico vivente più sexy’, nel 2000 Al Gore lo considera come numero due (poi però sceglie il conservatore moralista Joe Lieberman), un ruolo che quattro anni dopo lo vede nella buona e nella cattiva sorte al fianco di John Kerry.

Stavolta la corsa alla Casa Bianca lo ha visto protagonista di proposte progressiste: è stato il primo a lanciare un piano per al mutua per tutti, il primo a chiedere al Congresso di tagliare i fondi alla guerra in Iraq, il primo a denunciare lo strapotere dei lobbisti a Washington. Idee nuove, anche per lui, ma che presto sono state adottate dai rivali democratici e perfino dal repubblicano Mitt Romney, un conservatore, che ne ha riecheggiato i toni nella polemica contro i gruppi di pressione.