Primarie Usa, Obama conquista la nomination

Un successo a testa nelle primarie del South Dakota e del Montana, ma il senatore dell'Illinois ha i numeri per la candidatura: "Compiuto un viaggio storico"

Washington - Ha parlato di un "viaggio storico" ma senza dire perché, il senator di Chicago Barack Obama, il primo candidato alla Casa Bianca afroamericano: non gli piace parlare del colore della sua pelle. Nella notte della vittoria delle primarie, il nuovo giovanissimo leader del partito democratico americano, ha scelto di parlare della sua avversaria Hillary Clinton, la prima donna ad arrivare così vicina alla candidatura alle presidenziali. "Lei ha fatto la storia - ha detto Obama - non solo perché è una donna che ha fatto quello che nessuna donna aveva fatto prima, ma perché dà ispirazione a milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio, il suo impegno civile".

Hillary rimanda il ritiro Il tentativo di Obama di superare la lunga stagione di veleni delle primarie (e corteggiare i 18 milioni di democratici che hanno votato per l’avversaria) non ha trovato la Clinton sulla stessa lunghezza d’onda: l’ex first lady non ha riconosciuto la vittoria di Obama, non arrendendosi neppure all’aritmetica. "Non prendo decisioni, non questa notte", ha detto la Clinton, rivolgendosi agli irriducibili di New York, che vogliono combattere fino alla convention di agosto e strappare la nomination a Obama. "Consigliatemi voi sul futuro". La Clinton si è intromessa così nella fotoricordo della vittoria di Obama, scattata a St. Paul, nello stesso palazzetto dello sport dove il repubblicano John McCain riceverà in settembre l’investitura alla convention del suo partito.

La vittoria di Obama Eppure Obama ha vinto in maniera netta: ha ora 2.154 delegati del partito, ben oltre il quorum della nomination di 2.118. Nel conto sono compresi i delegati eletti in caucus e primarie e i superdelegati del partito, liberi di scegliere indipendentemente dal parere dell’elettorato. Nel corso della giornata a decine i superdelegati ancora neutrali sono saliti sul carro del vincitore, consolidando la sua vittoria proprio mentre i voti delle ultime due primarie, in Montana e Sud Dakota venivano contati. Nella prima ha vinto Obama, nella seconda (a sorpresa) la Clinton ma il risultato elettorale in questa giornata è marginale. L’ex first lady ha chiuso le primarie staccato di quasi 250 delegati, con poco più di un centinaio ancora indecisi.

Il "viaggio storico" di Barack "Questa notte si chiude un viaggio storico e ne inizia uno nuovo che ci porterà un’America migliore" ha detto Obama ai ventimila democratici che lo ascoltavano. Ha vinto la voglia di cambiare, più forte anche del marchio Clinton, fino a qualche mese fa considerate la candidate inevitabile del partito. Obama un anno fa era un senatore "junior", appena arrivato a Washington. nonostante le sue grandi ambizioni lo conoscevanosolo gli addetti ai lavori. Quattro anni fa, senatore statale dell’Illinois e astro nascente del partito, aveva una platea minuscola. Fino a quando John Kerry, il candidato democratico del 2004, lo invitò alla sua convention a parlare. Finì con una interminabile, straordinaria standing ovation. Obama ha promesso di affrontare la campagna elettorale sapendo che la strada è in salita, si prepara "alla nuova sfida con umiltà e con la consapevolezza dei propri limiti".

Verso il congresso La Clinton dal canto suo non mostra tracce di umiltà: ha chiesto ai milioni di democratici che l’hanno votata di dire quello che pensano sul suo sito internet. Magari insieme a qualche contributo per appianare i milioni di debiti maturati in campagna elettorale. "Nei prossimi giorni consulterò colleghi e sostenitori per decidere cosa fare, con l’interesse del partito al primo posto e l’obiettivo di restituire ai democratici la Casa Bianca". L’obiettivo potrebbe essere il ruolo di vice di Obama: la stessa Clinton ne ha parlato ieri in conference call con colleghi di partito. La Clinton ha snocciolato il suo curriculum: "Ho vinto gli Stati necessari per vincere la Casa Bianca", ricordando di "essere il candidato più forte". Chi l’ha votata, la maggioranza dei democratici a suo avviso, "ha scelto la persona che ritiene il presidente migliore".